Il caso Bonito Oliva: «Non accetto un gallerista nel comitato scientifico». La parola alla Regione Campania I successori. L'assessore Miraglia sarà il nuovo presidente, lo storico Lorànd Hegyi forse il vice "Con rammarico prendo atto delle vostre dimissioni presentate da componenti del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, all'esito della riunione del 4 febbraio 2011». Comincia così il fax firmato dal governatore della Campania Stefano Caldoro e inviato al Cda del museo Madre alle 22.41 del 15 febbraio, alla vigilia di una nuova riunione del consiglio di amministrazione. Nella seduta precedente quella del febbraio alla quale fa riferimento Caldoro il presidente Oberdan Forlenza, il vicepresidente Achille Bonito Oliva e il consigliere Enrico Santangelo avevano respinto le proposte di modifica dello statuto della Fondazione Donnaregina avanzate dalla Regione e rimesso il loro mandato, fissando però la seduta del 16 marzo nella speranza che nel frattempo dalla giunta regionale arrivassero modifiche alla proposta. Non sono arrivate. È arrivato invece quel fax notturno e ora per il Madre si apre ufficialmente la stagione postbassoliniana, quella cioè in cui a governare le sorti del museo di arte contemporanea diventato famoso per avere in esposizione Pistoletto e Kounellis, per mostre come Barock e 'O vero, o per le installazioni in esterna a piazza del Plebiscito, come la «Montagna di Sale» di Mimmo Paladino, sarà un consiglio interamente nominato dalla nuova giunta regionale di centrodestra. Per ora è certo solo il nome del presidente, l'assessore alla Cultura Caterina Miraglia, che però assicura di non voler restare a lungo («solo il tempo di modificare lo statuto»), mentre per il vicepresidente proveniente dal mondo artistico-culturale si fa il nome di Lórànd Hegyi, in passato al Pan, il Palazzo delle Arti di Napoli. Quel ruolo fino a ieri era occupato da Achille Bonito Oliva, che spiega di non aver avuto dubbi sulle dimissioni quando ha letto che nella modifica dello statuto è previsto l'inserimento di un gallerista nel comitato scientifico: «Ho massimo rispetto per i galleristi napoletani, ma il comitato spiega il professore ha anche il compito di acquistare le opere per il museo, e mi pare ovvio che la presenza di un gallerista rappresenti un palese conflitto di interessi». Modifiche dello statuto a parte, ora al Madre si apre la questione del direttore artistico. Quello attuale, Eduardo Cicelyn, non è amato dall'assessore Miraglia e dal presidente Caldoro, e lui ricambia abbondantemente. Ma ha un contratto quasi blindato. «Vedremo dice l'assessore se vuole restare e se lo merita resterà. Noi non facciamo rappresaglie». I numeri Nel 2010 il Museo Madre di Napoli è stato visitato da 76 mila persone. Nello stesso anno il budget è stato tagliato del 50 rispetto al 2009