Lopera viene proposta per la prima volta dallantiquario torinese Gallino. Ma lattribuzione non convince tutti Una storia tormentata, quella del piccolo crocifisso intagliato nel legno di tiglio attribuito a Michelangelo, culminata nel 2007 con il suo acquisto da parte del ministero dei beni culturali per 3,2 milioni di euro. La decisione arriva dopo il via libera del Comitato tecnico scientifico del Mibac, ma parte già nel 2000, con lofferta allo Stato dellopera da parte del suo proprietario, il noto antiquario tornese Giancarlo Gallino (da poco scomparso), accolta con un secco no dellallora ministro Giovanna Melandri, prosegue nel 2004 con il riconoscimento dell«importante interesse storico artistico» del crocifisso da parte dellex direttore regionale dei beni culturali per la Toscana, Antonio Paolucci, e approda finalmente al sì di Sandro Bondi, forte, come ha sempre spiegato, oltre che dellorientamento del suo Comitato, della consulenza favorevole di esperti del calibro di Umberto Baldini, Giancarlo Gentilini, Luciano Bellosi. Ma prima di ottenere lok dal ministro dei beni culturali del governo Berlusconi, lofferta di Gallino era stata accolta con una lunga serie di rifiuti da banche, enti culturali, e privati. La prima richiesta dellantiquario era attestata sui da 15 milioni di euro, a cui avevano detto no sia il museo della Casa Buonarroti, sia la Cassa di Risparmio di Firenze, la prima a cui Gallino si era rivolto, e che dopo essersi insospettita per la disponibilità dellantiquario a calare moltissimo il prezzo, aveva infine deciso il rifiuto su suggerimento della grande storica dellarte Mina Gregori. La quale, ad acquisto avvenuto da parte dello Stato, un anno fa, propose di valutare, nelleventualità «che non si fosse ancora finito di pagare lopera, se non fosse il caso di restituirla». Addirittura sferzante il giudizio di Paola Barocchi, fra i massimi esperti mondiali in materia, che ha parlato per il crocifisso di «rispettabile serialità tardo quattrocentesca», mentre fra gli altri ha fortemente contestato lattribuzione a Michelangelo la storica dellarte che ha invece attribuito al genio fiorentino il Cristo di Santo Spirito, Margrit Lisner. E una durissima presa di posizione è venuta anche dalla Consulta nazionale degli storici dellarte universitari, convinta della «identità assai discussa» del crocifisso, e attaccato «la catastrofica politica dei beni culturali del governo Berlusconi». Finché, nel giugno 2009, la Corte dei Conti apre unindagine, cui segue nel dicembre un blitz al ministero del nucleo Tutela del patrimonio artistico dei carabinieri. Vicende che finora non avevano scosso la convinzione del ministro Bondi che il crocifisso fosse «un bene che accresce il patrimonio dello Stato», e le critiche degli storici dellarte «strumentali a un disegno che niente ha a che vedere con riflessioni di natura storico critica». Oggi il ripensamento sullesposizione del Cristo al Bargello, che avrebbe dovuto avvenire già da mesi. In attesa degli sviluppi dellinchiesta. (m.c.c.)
FIRENZE - Dieci anni di offerte, rifiuti e dubbi dal no della Melandri al sì di Bondi
Un piccolo crocifisso intagliato nel legno di tiglio è stato attribuito a Michelangelo e acquistato dal ministero dei beni culturali per 3,2 milioni di euro nel 2007. La storia dell'opera è stata tormentata, con molti rifiuti da parte di banche, enti culturali e privati. La decisione di acquistare l'opera è stata presa dopo il via libera del Comitato tecnico scientifico del Mibac e la consulenza favorevole di esperti. Tuttavia, la critica degli storici dell'arte ha sollevato dubbi sulla attribuzione dell'opera a Michelangelo.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo