Dopo la censura del volume su Antonio Cederna, attacco alla presidente: «Questa non è Cuba» Accuse di personalismo alla Mottola Molfino. Caracciolo: noi siamo liberal Lei, la presidente Alessandra Mottola Molfino, ha deciso di non parlare fino al Consiglio di sabato prossimo, 26 febbraio. Ma «Italia Nostra» è dilaniata da violente polemiche e profonde divisioni: circolano accuse di voler organizzare «processi interni» in un clima degno «della Cuba di Fidel Castro». Sabato qualche consigliere nazionale potrebbe persino porre una «questione di fiducia» nei confronti della presidente, eletta nel 2009, e che scadrà tra un anno e mezzo. Lo scontro è sulla possibile proposta di Mottola Molfino di far votare al Consiglio il deferimento al collegio dei Probiviri del presidente del consiglio regionale lombardo di «Italia Nostra», Luigi Santambrogio, «reo» di aver voluto il contestatissimo volume dedicato ad Antonio Cederna (edito da Electa) con i due saggi dell'urbanista Luigi Mazza e dell'architetto Alberto Ferruzzi. Scritti accusati di «tradimento, distorsione e falsificazione» del pensiero cederniano: parole usate in un appello di intellettuali (da Alberto Asor Rosa a Pier Luigi Cervellati) che ha portato al ritiro del libro da parte della Electa. Mottola Molfino si è «apertamente dissociata» dal libro. Accusa Carlo Ripa di Meana, ex presidente nazionale e appena riconfermato, col 97 dei voti, presidente della corposa sezione di Roma: «Qui si rischia un processo per mancata ortodossia! Mi pare che qualcuno tra noi abbia perso la testa, e penso alla presidenza. Se dovesse passare un simile metodo, molti di noi avrebbero difficoltà a rimanere in una siffatta associazione che rischia una rottura in mille pezzi. E soprattutto rischia di non avere un futuro». Perché? «Così Italia Nostra viene utilizzata, strumentalizzata dalla sinistra. La presidente è corsa giorni fa a Milano per sostenere l'appello di "Libertà e giustizia", che va ben oltre la nostra vocazione. E c'è di parla di 'lotta al revisionismo" nei confronti di chi esprime opinioni diverse... Cederna era un vero intellettuale, anche ironico, e mai avrebbe pretesto di veder "consacrate" in eterno le sue idee. Personalmente giudico ripugnante la battaglia per il ritiro del volume. Un libro lo si discute, non lo si manda al macero o al rogo, roba da totalitarismo». E poi, aggiunge sempre Ripa di Meana, quei due saggi «erano tutt'altro che aggressivi verso Cederna. Erano in verità pieni di garbo e di rispetto. Io ed altri, tra cui Nicola Caracciolo, abbiamo scritto a Electa sconsigliando il ritiro del libro». Aggiunge Oreste Rutigliano, in Italia nostra dal 1970, consigliere nazionale: «Scelsi l'associazione perché era uno degli ultimi fari di cultura liberal-democratica. Ora assisto a un clima di dogmi e anatemi degno della Cuba comunista, proprio ora che Castro sta scomparendo. Pensare che due scritti critici su Cederna possano rimettere in discussione la linea di Italia Nostra o addirittura favorire le speculazioni edilizie a Milano è come pensare che un sasso tirato contro il cancello di Fort Knox diventi una rapina. I problemi italiani sono giganteschi, c'è un continuo attentato al territorio. Dilaniarsi tra noi che lo difendiamo significa passare da una vera tragedia alla commedia, al genere grottesco». Anche la consigliera Ebe Giacometti sente «odore di ideologismo» e di «personalismo». Il suo riferimento è per esempio alle polemiche pubbliche di Vezio De Lucia, che ha lasciato il Consiglio dopo la vicenda del libro: «Il volume Electa? Parlerei di leggerezza redazionale non di colpa grave: nel '500 si mandavano i libri al rogo, non oggi. Dovremmo riunirci, capire dove stiamo andando: denunciare all'esterno presunti eretici mi ricorda metodi cari al vecchio Pci». Di diverso avviso la consigliera Maria Pia Guermandi: «Non mi sembra che la presidenza sia in discussione. In quanto al pensiero di Cederna, non è certo questo il momento giusto per mettersi ad arretrare su questioni nodali come l'urbanistica Dobbiamo confermare la nostra assoluta aderenza ai principi di Cederna che sono e restano, invece, di piena attualità» C'è chi vede in Nicola Caracciolo un possibile presidente di mediazione. Ma l'interessato smentisce: «Io non sono candidato. Però l'aver messo quel libro all'indice e l'ipotesi di deferire Santambrogio ai probiviri mi sembrano iniziative insensate e lontane dalla nostra tradizione liberal-democratica Vorrei solo dire, a proposito di Cederna, che nessuno psicologo si sogna oggi di ritenere Freud intoccabile così come nessun fisico lo fa nei confronti della teorie della relatività. Aver curato un libro che contiene due interventi critici ma rispettosi non può essere considerato un delitto di lesa maestà. E Cederna, ne sono certo, non lo vorrebbe assolutamente» -Caracciolo è soprattutto preoccupato per il clima interno e per le spaccature: «Le nostre divisioni? Siamo per tradizione anarchicheggianti e pronti a litigare. Ma Italia Nostra non si qualifica per le risse ma per le battaglie che combatte e spesso vince, penso all'impegno sull'autostrada della Maremma, ora il Wwf è sulle nostre posizioni». Un sospiro: «Scomuniche, discussioni... spero di poter offrire sabato il mio contributo e la mia mediazione per discutere e arrivare a un chiarimento e a un'analisi. Non certo a processi interni».