Il patto tra Electa e la francese Rmn Finisce all'antitrust l'accordo tra Electa e Réunion Musées Nationaux firmato nel settembre scorso. Antonio Catricalà, con ben 19 pagine di spiegazione, ha infatti avviato la procedura d'infrazione (da concludersi entro il 30 novembre 2011) perché l'accordo stipulato «è suscettibile di configurare un'intesa restrittiva della concorrenza in violazione dell'articolo 101 del Trattato Ue». L'accordo, che portava un colosso straniero nella gestione dei musei italiani (Rmn ha 100 milioni di euro di fatturato e oltre mille dipendenti), era stato reso possibile nel quadro delle decisioni assunte dal direttore della Valorizzazione, Mario Resca, che ha abrogato la legge 222 del 2007 sull'affidamento integrato nella gestione dei musei. Ovvero ha abrogato la necessità di gestire bar, ristoranti, bookshop... dei musei con un'unica associazione temporale di impresa (Ati), lasciando a ciascun museo la possibilità di siglare accordi diversi per le differenti funzioni. Electa aveva interpretato ciò come una possibilità per creare un'aggregazione con un partner «omogeneo» al fine di assicurarsi più bookshop possibili, in Italia e all'estero. Ma proprio questo aspetto, oltre al fatto che Rmn è a partecipazione statale, ha invece fatto finire l'accordo all'antitrust. In un settore di pochi operatori e forti intrecci discutibili nel quale si sono formati dei mini-trust controllati da operatori che hanno quote azionarie tra loro intrecciate e talvolta giocano di sponda con la politica , l'ingresso del colosso Rmn ha fatto muovere le acque sino ad attirare l'attenzione dell'antitrust. Secondo Patrizia Astroni di Confcultura, l'associazione che raduna le aziende del settore, questo esito era «prevedibile. I bandi firmati da Resca, infatti, erano finalizzati ad ampliare la partecipazione o a realizzare più Ati. Quello tra Electa e Rmn, invece, è un cartello monopolistico». Ma non l'unico, assicura: «Anche Civita e 24 ore arte potrebbero essere passibili di valutazione». Il problema potrebbe risiedere anche nella formulazione dei bandi di gara, a proposito dei quali i Tar del Lazio e della Calabria hanno evidenziato criteri di «anticoncorrenzialità».