Da qualche tempo la malasorte perseguita Ferdinando Sanfelice o meglio alcune tra le opere del geniale architetto napoletano del Settecento, noto per linvenzione delle scale aperte ad "ali di falco" presenti in numerosi palazzi napoletani di epoca barocca. Di recente il soprintendente Stefano Gizzi ha fatto appello alle altre istituzioni cittadine e ai privati, chiedendone la collaborazione, per salvaguardare due palazzi sanfeliciani della Sanità, il Palazzo dello Spagnolo e il Palazzo Sanfelice, in allarmante stato di degrado. Cè anche unaltra sua opera che merita attenzione particolare, già in rovina, anzi prossima al collasso finale; si tratta della Villa dElbooeuf, che si specchia (letteralmente) sulle acque del porto del Granatello a Portici. Realizzata nel 1711 per il principe Emanuele Maurizio di Lorena, generale dellesercito imperiale austriaco e nipote dellimperatore Carlo VI, la villa ha le qualità per essere annoverata già dal 1913 (data del vincolo) tra i "monumenti" del nostro patrimonio culturale e dal 1971 nellelenco delle ville vesuviane. La sua architettura, impreziosita da uno scenografico scalone esterno a tenaglia, ha leleganza e la maestosità delle origini malgrado la sopraelevazione novecentesca e il degrado, riuscendo a conservare lo storico ruolo di emergenza visiva della costa porticese, attestato dalle numerose vedute sette-ottocentesche. La singolare posizione sulle rive del mare ne fa forse lunica villa vesuviana che mantiene inalterato il suo legame originario con la costa; la presenza, tra le sue pertinenze, di scogliere, di piccole spiagge, di un molo e di due antiche strutture balneari - il Bagno della Regina di epoca murattiana e un piccolo stabilimento di fine Ottocento - accrescono le potenzialità di questo sito in termini di destinazioni duso compatibili con la tutela, sommandosi ai più comuni requisiti legati alla notevole volumetria e alla ubicazione in unarea molto appetibile del territorio porticese (in prossimità del porto, della stazione ferroviaria, del parco reale). Ma cè qualcosa di più in questo sito, un valore immateriale per chi ne raccoglie la memoria: la modesta pertinenza del convento dei Padri Alcantarini, che, come una crisalide, si trasforma nel primo decennio del '700 nellelegante casino del principe austriaco; la sfarzosa dimora, che diviene il primo forziere dei reperti archeologici ercolanesi (marmi rari, busti, statue, fontane) recuperati dai pozzi di scavo ordinati proprio dal principe e custoditi nelle cantine, nei saloni, nei giardini di agrumi e di fiori, associando così per sempre la sua storia a quella dellarcheologia vesuviana; la dependance "marina" della reggia porticese, acquisita da Carlo di Borbone nel 1742 per dedicarsi allo svago della pesca e per realizzare un allevamento nei "Vivaj Regij" costruiti ai piedi della villa stessa; la raffinata pertinenza destinata alla balneazione delle regine, protette da bianchi teli di lino tesi sulla spiaggia. Eppure valori e memorie di questo incanto non sono riusciti a impedire linarrestabile declino del complesso. Dopo lUnità dItalia e la vendita ai privati del Sito Reale, la villa ha avuto vari proprietari, è divenuta un condominio, infine è passata ad una società immobiliare che intendeva crearvi un albergo; tutto ciò tra difficoltà finanziarie, difficoltà burocratiche, abbandono, vandalismi, spoliazioni di quanto rimaneva di prezioso, superfetazioni macroscopiche, dissesti, crolli (tra i quali quello di una parte del muro perimetrale dello scalone sanfeliciano in seguito alla creazione di un condotto fognario), tentativi di creare, proprio sul fronte della villa, un percorso carrabile per distruggere così linalterato rapporto con la costa. Oggi Villa dElbouef è il risultato di tutto questo, una spettrale carcassa che, malgrado tutto, riesce con ostinazione ad ammaliare. Poche le prospettive di salvezza: la Soprintendenza ha già notificato la diffida ai proprietari, senza alcun risultato. Due associazioni culturali - Italia Nostra sezione di Napoli e lAssociazione per lo studio e la tutela dei giardini storici - chiedono alla Regione Campania di inserire i monumenti ad altissimo rischio nei prossimi programmi del Forum delle culture e del Piu Europa. Le due associazioni invitano la Regione a concertare con il Comune di Portici linserimento della Villa dElboeuf tra i progetti strategici comunali. Lautrice è coordinatrice dello studio della Sovrintendenza ai Beni culturali di Napoli per il recupero del sito reale di Portici