Sui binari del metrò, mentre la tecnologia corre in avanti, la storia cammina in senso contrario. Per ogni metro di scavo una nuova scoperta riporta alla luce un pezzo della Napoli sepolta con la rivoluzione urbanistica degli ultimi due secoli. I reperti d'età imperiale in piazza Nicola Amore, travolti (per necessità) dalle opere del Risanamento che spianarono il centro storico dopo l'epidemia di colera di fine '800; il bastione difensivo cinquecento eretto dai viceré spagnoli intorno al Maschio Angioino, scomparso durante l'intervento di restyling (seconda metà XIX secolo - primi anni del XX) che puntava a valorizzare le forme del castello creando, tutt'intorno, il deserto. Di quel bastione è già venuta fuori in condizioni quasi perfette, sul lato Palazzo San Giacomo, una torretta circolare. Dagli ultimi sondaggi nel sottosuolo emerge con sufficiente certezza la sopravvivenza del muraglione spagnolo. Della torretta a pianta quadrata, lato mare, si spera di recuperare almeno il basamento: rispetto alla sua gemella, potrebbe aver avuto peggior sorte perché la piazza è in netta pendenza verso il porto. I lavori di recupero inizieranno martedì con l'apertura del cantiere. Tutto secondo le previsioni di Alvaro Siza, l'architetto portoghese incaricato di progettare il «tunnel di luce» sotterraneo che collegherà la piazza del futuro con la stazione marittima, incorporando i resti dell'antica fortificazione spagnola. Prima di lui (semplici coincidenze?) era stato un altro artista portoghese, Francisco de Hollanda, a lasciare un ricordo di quelle mura e di quelle torri: un suo disegno - datato 1540 - riproduce l'opera appena compiuta, vista da Castel Sant'Elmo. Nel futuro prossimo, mentre si va avanti per la costruzione del metrò, il progetto di un museo «provvisorio» nel quale esporre i pezzi di storia recuperati nei cantieri di piazza Municipio e piazza Nicola Amore, con la sola eccezione delle barche romane e del tempio di età imperiale che costituiva il punto centrale dell'antica cittadella olimpica. Tutto il resto - vasi, anfore funerarie, corredi delle imbarcazioni, la testa di una statua di marmo che si tende a identificare con il generale Germanico, le epigrafi con i nomi dei vincitori dei giochi augustali - dovrebbe essere in mostra entro la prossima primavera. Come e dove? Un mese fa il vicesindaco Rocco Papa spiegava che i fondi erano già disponibili (un milione e mezzo di euro inseriti nel piano annuale dei lavori pubblici) e che si era già trovato uno spazio adatto allo scopo, di circa 1800 metri quadri. Altri dettagli, ufficialmente, non è dato sapere. Ma pare si stia lavorando per sistemare i reperti nel corridoio di collegamento diretto tra la stazione del metrò Cavour e l'interno del Museo Archeologico, la cui inaugurazione (già annunciata e rinviata) sarebbe ormai prossima. Purché si riescano a superare certi problemi sul fronte sicurezza, emersi nel corso degli ultimi colloqui tra esperti d'arte e di ingegneria dei trasporti. Castel Nuovo con la doppia cinta muraria in un disegno di Francisco de Hollanda (1540)