I fondi europei verranno concentrati sul sito archeologico di Pompei e sulle grandi infrastrutture del Sud. È una delle novità del patto siglato tra il governo e le Regioni del Mezzogiorno. La rivoluzione, illustrata dal ministro Raffaele Fitto e dal governatore campano Stefano Caldoro, è già scattata: sul tavolo ci sono 80 miliardi di euro da spendere in dieci anni nell'ambito del piano per il rilancio del Meridione che il Consiglio dei ministri si appresta a varare. «Accanto a queste risorse - spiega Caldoro - si potranno reperire altri finanziamenti grazie ad eventuali premialità legate ad una spesa corretta e di qualità». Gli interventi riguardano soprattutto Campania, Calabria, Puglia e Sicilia: a tal proposito Fitto ha garantito l'accelerazione e il miglioramento di due programmi operativi interregionali, «Attrattori culturali, naturali e turismo» nonché «Energie rinnovabili e risparmio energetico» per complessivi 2,6 miliardi. L'obiettivo è rompere in modo radicale con il passato inaugurando un nuovo meccanismo di investimento dei fondi europei. Il primo criterio, dicono Fitto e Caldoro, è «dirottare i finanziamenti su pochi, grandi progetti strategici». È il caso, ad esempio, degli scavi archeologici di Pompei che - chiarisce il governatore della Campania - «sono un patrimonio mondiale, non solo del nostro territorio, ed a cui guardano anche i privati». Le altre opere in cantiere sono l'alta velocità Napoli-Bari, l'autostrada Salerno-Reggio Calabria e la Palermo-Catania. «Basta, dunque, con i soldi dispersi in mille rivoli - tuona il ministro - così come non si può continuare a immettere risorse in un sistema che non spende quelle già disponibili, o le spende a fatica». Il 28 febbraio, infatti, si concluderà la verifica sui fondi europei (Pon e Fas) che avrebbero dovuto essere investiti negli anni scorsi e i numeri non lasciano spazio a dubbi: «Sappiamo già che la Campania ha impegnato il 52 per cento», ovvero solo la metà dei finanziamenti a sua disposizione. E allora, insiste l'esponente del governo Berlusconi, la sfida è mettere in campo progetti concreti ed efficaci per lo sviluppo grazie alla riprogrammazione delle risorse «evitando di perdere altre occasioni». «Il problema - aggiunge Caldoro - non è la quantità, ma la qualità della spesa». Sulla battaglia con il Nord per modificare i criteri del riparto del fondo sanitario nazionale, Fitto si schiera con Caldoro e gli altri governatori meridionali (che hanno sottoscritto un'intesa bipartisan): «I parametri, fissati con una legge del 1996, obiettivamente penalizzano il Mezzogiorno. I presidenti fanno bene, pertanto, a rivendicare un maggiore equilibrio». Per ottenere il risultato sperato, però, in conferenza delle Regioni sarà necessaria l'unanimità. Un traguardo difficile da raggiungere poiché il Veneto respinge l'ipotesi lanciata dal Sud di considerare anche gli indici di deprivazione (le condizioni socio-economiche dei territori) ai fini della distribuzione dei finanziamenti. In caso di stallo, la decisione spetterà al ministero della Salute che sembra orientato a mantenere l'attuale schema, basato sull'età media della popolazione. Secondo Fitto, comunque, se il meccanismo non verrà modificato dalle Regioni, «ci penserà il governo. Gli attuali parametri valgono fino all'anno prossimo ma dal 2013, accanto all'età media, bisognerà tenere conto degli indici di deprivazione». Al governo si rivolge Gennaro Salvatore, capogruppo del Nuovo Psi nell'assemblea campana: «L'esecutivo non può perpetuare sperequazioni, tanto penalizzanti per il Mezzogiorno, soprattutto in previsione dei decreti attuativi del federalismo. Il rischio concreto è che, con l'introduzione della riforma fiscale, ancora una volta le regioni del Sud non si troveranno sulla stessa griglia di partenza di quelle del Nord».