Mazara del Vallo vive un uomo, Nino Dell'Arno, ex palombaro e sommozzatore professionista, che per lavoro o per diletto in mare ha davvero trovato di tutto. Una volta sui fondali di Trapani trovò una microscopica moneta d'oro di epoca bizantina: era grande quanto un'unghia ma valeva una fortuna. La barattò con un anello tempestato di brillanti, per la gioia e il perdono della moglie che in casa non lo vedeva mai. Fu il suo unico peccatuccio venale. Nella sede mazarese del Cnr, alla Sovrintendenza, in Capitaneria e in altre importanti sedi istituzionali cittadine fanno bella mostra giganteschi gusci di tartarughe, anfore e reperti d'ogni tipo. Tutta roba che Nino trovò e consegnò «alle autorità competenti». Nessuno gli ha mai dato mille lire, e neanche un euro. Ma la buona volontà non gli è mai mancata. Come non mancò al subacqueo dilettante calabrese che scoprì, e segnalò, gli ormai celebri Bronzi di Riace. Come non mancò ai due subacquei che in pochi metri d'acqua scoprirono la nave greca di Gela. E come non mancò all'equipaggio del «Capitali Cicciò», nelle cui reti rimase ammagliato il Satiro danzante oggi simbolo di Mazara. Tutti ritrovamenti fortuiti, dovuti al caso e alla cortesia di solerti cittadini, non a una sistematica campagna di ricerche istituzionali. Tutti ritrovamenti che hanno aggiunto qualche tassello al grande mosaico della storia antica, ma che nanne dato anche lustro, ritorno di immagine e richiamo turistico alle città e alle sedi che oggi ospitano quei reperti. In Sicilia la Sovrintendenza del Mare di recente istituzione ha condotto e conduce studi e ricerche apprezzabili. Ma se si facesse appello e si ripagasse la gente di mare (e i loro acquirenti ) che hanno le case piene di piccoli tesori, avremmo chi sa quante scoperte senza fatica...