La Soprintendenza chiede interventi d'urgenza. Il sindaco: «C'è una causa legale tra i proprietari» Il tetto dell'edificio della chiesa di San Lazzaro è crollato più di sette anni fa e ancora il Comune non è riuscito ad acquisirne la proprietà nonostante si fosse trovata una sorta di accordo per l'acquisto al prezzo simbolico di un euro. A parte l'intervento di messa in sicurezza urgente realizzato dalla Soprintendenza, sullo stabile all'inizio di via Rimoldi non è mai più stato effettuato alcun tipo di lavoro. Al punto che, ora, la Soprintendenza ha preso carta e penna e scritto a Palazzo Cernezzi chiedendo «un'operazione urgente di messa in sicurezza» oltre alla richiesta di accedere all'edificio per effettuare un sopralluogo. C'è infatti il rischio di ulteriori crolli e già in passato si era detto che la ex chiesa è un bene tutelato e che, pertanto bisogna fare di tutto per evitare danni irreparabili che poi, di fatto, renderebbero irrecuperabile la struttura e lascerebbero mano libera ai privati per realizzare un maxi complesso. Questo è, evidentemente, quello che la Soprintendenza vuole evitare. Nella lettera inviata al Comune, la Soprintendenza invita «a mettere in atto misure precauzionali provvisorie necessarie per evitare ulteriori danneggiamenti al bene» e ancora chiede in sintesi a Palazzo Cernezzi di attivarsi obbligando i privati a chiarire cosa intendono fare. Da quanto si apprende sembra che la Soprintendenza sia decisa a vederci chiaro e, proprio per questo, ha chiesto un'ispezione per valutare se sia il caso di imporre ai proprietari gli interventi necessari per la conservazione di San Lazzaro, oppure se decidere di eseguirli personalmente addebitando poi le spese ai proprietari. Guardando le promesse, l'amministrazione comunale, avrebbe già dovuto aver comprato lo stabile nel 2005, quando il consiglio comunale aveva approvato un ordine del giorno che impegnava la giunta all'acquisizione entro la fine dell'anno. All'inizio di marzo del 2007 l'amministrazione aveva annunciato che entro giugno il caso sarebbe stato risolto e si era parlato dell'acquisto al prezzo simbolico di un euro. Di fatto, però, non è stato redatto alcun contratto e il Comune non è mai diventato proprietario andando a perdere anche i 60mila euro che la Soprintendenza aveva accantonato come contributo per i restauri. Nel frattempo, poi, la situazione si è ulteriormente ingarbugliata. Lo dice lo stesso sindaco Stefano Bruni: «I privati stanno litigando - spiega - e quando dico litigando voglio dire che il proprietario e il promissario acquirente sono in casa e credo che vadano in giudizio a metà marzo. Definita la lite probabilmente verrà definito anche il resto e, quindi, l'intervento che verrà fatto sull'area. C'è stato un contatto tra i proprietari e la Soprintendenza in seguito alla comunicazione e quindi la vicenda della chiesa non è totalmente abbandonata. Il Comune, però, non c'entra nulla». In effetti Palazzo Cernezzi non essendo proprietario della ex chiesa non può intervenire in alcun modo. Il nodo del contendere tra proprietà e acquirente, era emerso nei mesi scorsi in consiglio comunale, è sul valore dell'area perché il Comune aveva dato l'ok a 3 metri cubi su metro quadrato anziché a 4 metri cubi. Gi. Ro.