Anche il rione Sanità potrebbe entrare nel patrimonio mondiale dell'Unesco. È una delle proposte avanzate dalla giunta per risanare il centro storico. In arrivo uno stanziamento di dieci milioni perle ristrutturazioni dei «bassi» nei Quartieri spagnoli. Il direttore generale Bandarin: presto la decisione Quartieri Spagnoli, 10 milioni per il risanamento «Il rione Sanità potrebbe presto entrare a far parte del perimetro del centro storico di Napoli tutelato dall'Unesco». Lo ha dichiarato Francesco Bandarin, direttore generale per la Cultura Unesco ieri a Palazzo San Giacomo per presentare il piano digestione elaborato dal Comune di Napoli; documento di fondamentale importanza per scongiurare il pericolo che il centro storico di Napoli venga depennato dalla prestigiosa lista di tutela. «E' stata avanzata la proposta di aggiungere altri 15 ettari del rione Sanità agli attuali 720 di cui si compone il sito Unesco - ha precisato Bandarin - sono, inoltre, particolarmente soddisfatto perché il piano di gestione individua la zona-tampone o zona-cuscinetto, a protezione del centro storico vero e proprio, un'area che comprende il porto di Napoli e arriva fino a Posillipo, portando a 1600 ettari la zona della città complessivamente posta sotto tutela». Intanto, l'assessore all'Edilizia Pasquale Belfiore ha assicurato, a margine del dibattito, che partirà entro pochi mesi un nuovo bando del progetto Sirena solo per i Quartieri Spagnoli. Dieci milioni di euro che dovrebbe servire ad attuare finalmente il progetto, più volte annunciato, di riqualificazione dei "bassi" ma che serviranno anche per ristrutturare le facciate e le parti comuni degli edifici storici (con il 30 per cento di incentivo comunale), a trasformare un palazzetto di via San Matteo in una casa-albergo e a mettere ordine e ammodernare il mercatino rionale. Insomma si comincia dai Quartieri Spagnoli con fondi comunali in attesa che la Regione Campania sblocchi i 200 milioni di euro del Piu (programma integrato urbano) Europa che l'assessore regionale all'Urbanistica Marcello Taglialatela ha già annunciato di voler concentrare su un'area di circa un chilometro nella zona dei Decumani. E proprio all'assessore Taglialatela rivolge il suo appello Gregorio Angelini, direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici della Campania che dice: «E' necessario far partire subito i cantieri nel centro storico per dare un segnale ai cittadini e risollevare anche l'economia in crisi». Angelini si è augurato, inoltre, che i numerosi reperti archeologici ritrovati durante degli scavi per la metropolitana possano trovare una sede museale, magari nel Maschio Angioino, mettendoli così a disposizione di napoletani e turisti. Soddisfatta il sindaco Rosa Russo Jervolino che si avvia a concludere il proprio mandato incassando un risultato importante. «Il piano di gestione del centro storico, infatti, era stato auspicato dall'Unesco nel 1995 quando il sito fu inserito nella prestigiosa lista di tutela, diventando poi un obbligo giuridico cinque anni fa fino ad arrivare alla data di febbraio 2011 come termine ultimo entro il quale andava redatto e presentato», ha spiegato l'ambasciatore Francesco Caruso, consigliere speciale del direttore Unesco. E proprio l'Unesco, grazie a una convenzione con il Comune di Napoli, ha assistito i tecnici di Palazzo San Giacomo nella redazione del piano. Adesso il documento, che affida la gestione del centro storico a un super direttore nominato dal sindaco («un manager esterno di comprovata esperienza», immagina l'assessore Belfiore), a giugno 2011 dovrà passare al vaglio del Comitato per il Patrimonio, un organismo intergovernativo formato da 22 paesi. «Superato l'esame si entrerà nella fase attuativa sperando non ritrovarci qui fra 30 anni a parlare di nuovo di programmazione» ha detto ironicamente il sindaco ricevendo in omaggio da Maurizio Di Stefano, presidente del comitato nazionale Icomos, un articolo di giornale de11982 in cui 1' ex sindaco di Napoli Maurizio Valenzi presentava un piano di interventi per il centro storico. Complimenti al piano sono giunti anche dal rettore della Federico II Massimo Marrelli: «Innovativo, originale e flessibile». Silvio Perrella, presidente del Premio Napoli, ha poi letto un testo di Raffaele La Capria sul centro storico di Napoli che sarà inserito nel piano di gestione. Gli interventi IL PIANO. Il Piano di gestione Unesco del centro storico prevede: Poteri a un super-dirigente nominato dal sindaco per il coordinamento degli interventi Definizione della zona-cuscinetto che comprende il porto e Posillipo Proposta di inserimento del Rione Sanità (area di 15 ettari) nel perimetro della zona Unesco LA VALUTAZIONE. Il piano sarà valutato a giugno 2011 dal Comitato intergovernativo per il Patrimonio Unesco QUARTIERI SPAGNOLI. Il bando Progetto Sirena. Pubblicazione: in primavera. Risorse: 10 milioni di euro fondi comunali Obiettivi 1. riqualificazione facciate e parti comuni degli edifici (contributo 30 sui lavori) 2. ristrutturazione Palazzetto in via San Matteo: diventerà casa-albergo 3. ammodernamento del mercatino rionale La situazione Bassi, restyling tra annunci e attese lunghe dieci anni La riqualificazione dei bassi ai Quartieri Spagnoli è stata annunciata più volte dall'amministrazione comunale e regionale. Se ne parla già dieci anni fa, nel novembre 2001, quando l'allora assessore regionale all'urbanistica Marco Di Lello approva con 100 milioni di vecchie lire uno studio di fattibilità sull'area. L'idea è di trasformare in botteghe artigiane i terranei abitati nei vicoli alle spalle di via Toledo, in un'area che va da vico Lungo Gelso fino a largo Montecalvario (il 20 per cento di tutti i Quartieri Spagnoli). Il modello è quello dei Barrios di Barcellona o l'Alfama di Lisbona. Lo studio di fattibilità è affidato alla società Sirena spa, guidata da Bruno Discepolo che immagina anche misure coercitive per convincere gli abitanti a lasciare i bassi. Nell'aprile 2003 la Regione Campania approva il piano di fattibilità della società Sirena spa annunciando l'avvio dei lavori e la fine degli interventi in quattro anni. Nel febbraio 2004 a Barcellona l'assessore comunale Nicola Oddati illustra il progetto ad altri sindaci europei (Budapest, Amsterdam, Francoforte, Glasgow). Nel settembre 2004 Ambrogio Prezioso, presidente Acen, loda l'iniziativa immaginando che possa diventare un modello esportabile in tutto il mondo. A settembre 2005 il sindaco Iervolino e il governatore Bassolino raggiungono un'intesa per assegnare 10 milioni di euro alla società Sirena per gestire il piano di riconversione dei bassi in botteghe artigiane: 568 bassi coinvolti, di cui 106 abitati da 165 residenti e 133 immigrati prevedendo anche incentivi per 462 terranei già adibiti ad attività commerciali.