VICENZA. Davanti a casa sua Arnaldo Cestaro, classe 1939, una delle vittime di Bolzaneto nel post-G8 genovese del 2001, ha messo uno striscione con su scritto: A-31 illegale. Quell'autostrada non s'ha da fare per Cestaro e per centinaia di cittadini che hanno studiato progetti e carte. Che conoscono bene il territorio e sanno quali sarebbero i danni se una tale strada venisse realizzata. L'idea dell'autostrada Valdastico risale agli anni Settanta del secolo scorso, quando tre uomini politici del tempo (Flaminio Piccoli, Mariano Rumor e Antonio Bisaglia) ne patrocinarono la realizzazione da Trento a Vicenza. La denominazione ufficiale dell'autostrada era quella di "A-31 Valdastico" ma tutti la chiamarono allora con l'abbreviativo di Pi. Ru.Bi.: un acronimo formato dalle iniziali dei cognomi dei tre anzidetti leader. La nuova infrastruttura viaria allora proposta fu soprannominata «l'autostrada della vergogna» o anche «l'autostrada più inutile e più dannosa d'Italia». Nomignoli che l'evidente inutilità dell'opera, per la sua potenziale carica distruttiva di pregevoli ambienti - naturali, culturali e rurali - di elevato valore, per il clamoroso spreco di risorse finanziarie oltre che territoriali e paesaggistiche che la realizzazione avrebbe comportato. In particolare, si prevedevano conseguenze pericolose per la stessa sopravvivenza di un lago montano del Trentino (Lago di Caldonazzo), per l'integrità dell'Alta Valsugana e dell'Altopiano di Lavarone, con l'alterazione irreversibile (ad opera delle cave da cui sarebbero stati estratti i materiali per la costruzione dell'infrastruttura) dei Monti Berici, i dolcissimi rilievi celebrati dagli scrittori Antonio Fogazzaro e Guido Piovene. Il territorio in provincia di Vicenza e di Padova, di cui si prevedeva l'attraversamento, è disseminato di numerosi e celebri Beni culturali antichi e importanti come la villa Saraceno in Agugliaro (Vi) del grande architetto Andrea Palladio, inclusa nella Lista Unesco dei Beni dell'Umanità. Ulteriore motivo di contrasto era rappresentato dal fatto che l'autostrada avrebbe collegato tre città e province (Trento, Vicenza e Rovigo) già allora (anni 1973-1975) servite ottimamente da ben tre autostrade (A22, A4 e A13). Infine, secondo le previsioni degli stessi progettisti, con la nuova autostrada il tempo di percorrenza da Trento a Rovigo si sarebbe ridotto di 10 minuti. L'opinione pubblica italiana fu allora puntualmente informata dall'associazione culturale Italia Nostra e dal Corriere della Sera dove apparvero due sferzanti servizi dell'autorevole scrittore e giornalista Antonio Cederna. Sul Corriere del 5 febbraio 1973 Cederna commentava così la dissennata proposta autostradale: «Poco importa (...) che il paese vada sott'acqua alle prime piogge un po' consistenti: quel che conta, evidentemente, è soddisfare le esigenze di prestigio, elettoralistiche, clientelari, campanilistiche, paesane, di onorevoli, presidenti di province, sindaci». Ora, dopo trent'anni di lotte i cittadini continuano a non darsi per vinti. Per loro le opere in corso di svolgimento per la realizzazione della A31 sud, tronco Vicenza-Rovigo debbono ritenersi irregolari ed addirittura anche abusivi. Per svariati motivi tra cui le modifiche devastanti per il territorio. In particolare, sottolinea il dottor Giorgio Franchin, verrebbero toccate Complanare in località Finale di Agugliaro denominata variante Unesco all'interno del vincolo indiretto di Villa Saraceno (sito Unesco) con l'esproprio di ulteriori 20 mila mq di terreno che la Corte costituzionale con sentenza 2621997 ha definito in espropriabili in quanto dichiarati «originalmente di interesse pubblico»; il Parco polifunzionale nei dintorni di Villa dal Verme e chiesetta di S. Marco in Agugliaro (tutta area a vincolo paesaggistico e monumentale) ove è stato previsto di realizzare al posto del preannunciato parco di pianura prescritto dal Dpcm 1652003 un vero e proprio polo urbanistico consistente in opere stradali per 7.260 mq, parcheggi per 5.000 mq. marciapiedi e pavimentazioni pedonali per 7.100 mq, due campi da calcio, tre campi da bocce, tribunette per 200 mq, padiglione polivalente per ottomila mc, spogliatoi per 750 mc, quattro torri faro per illuminazione per una spesa preventiva in 6 milioni e quattrocento mila euro». Inoltre ulteriori modifiche sono richieste dal Comune di Agugliaro, sempre nell'area di Villa Dal Verme, con le quali sono state approvate rettifiche e ampliamento delle strade di collegamento al casello autostradale, con espropriazione di terreni non inseriti nel progetto definitivo autorizzato dal Ministero delle infrastrutture. Franchin ha presentato anche un esposto alla Procura della Repubblica di Vicenza.