«Basta chiusure domenicali e serali E diventeremo un paese per turisti» Sul 17 marzo, la festa dell'unità d'Italia non si scherza: è un'opportunità importante per muovere il turismo domestico. In un anno poverissimo di "ponti", col 25 aprile che cade il lunedì di Pasqua e il Primo maggio alla domenica, ben venga il ponticello di metà marzo. Ma il comparto ha bisogno di nuove misure davvero incisive per ripartire. Meno burocrazia e orari liberalizzati. A dettare i punti salienti dell'agenda per il turismo del 2011 (e non solo) è il ministro Michela Vittoria Brambilla. «La festività del 17 marzo potrà essere di grande aiuto a tutto il comparto», spiega, «visto che da qui al 2 giugno non ci saranno altri ponti potrebbe provocare una contrazione del turismo domestico». Ma lei si è definita una stakanovista, poco incline a interrompere il lavoro... «Vero, l'ho detto. Da imprenditrice di quarta generazione mi ritengo una stakanovista lombarda. Incallita. Questo però lo posso dire a titolo personale. Ma certamente come ministro del Turismo fortemente impegnato nel ricercare ogni occasione strategica per la crescita del settore, non posso che essere soddisfatta delle ricadute che la festività potrà avere. E poi veniamo da un anno molto difficile per tutte le attività produttive anche se il turismo si conferma il settore che garantisce la migliore tenuta, un giorno di festa imprevisto non può che far bere al sistema e a tutte le attività commerciali". Già, parliamo di commercio e servizi legati all'ospitalità e alla ricettività. Si riparla di allargare le maglie, aumentare gli orari di apertura, renderli più flessibili. Pure la domenica Cosa ne pensa? «Mi sono fatta portatrice di questa proposta al governo. Non dimentico il mio passato di rappresentante sindacale della categoria (in Confcommercio, ndr) ma sono convinta che la chiusura dei negozi alle 19,30 sia superata. Se vogliamo valorizzare il made in Italy, la nostra straordinaria offerta di prodotti unici al mondo non possiamo rimanere ingabbiati nella rigidità degli orari». Molti degli operatori commerciali però non sono d'accordo. Cosa risponde? «So bene che prolungare l'apertura comporta dei costi aggiuntivi che sarebbero però ampiamente compensati dall'incremento del giro d'affari. Se escludiamo i generi di prima necessità per tutto il resto scatta spesso l'acquisto d'impulso. In molti comparti è l'offerta che genera il mercato e non viceversa. In Italia come nel resto del mondo». Quindi? «Dobbiamo incamminarci senza ripensamenti su un percorso di liberalizzazioni. Solo così riusciremo a valorizzare il prodotto made in Italy nel suo complesso. L'offerta alberghiera e quella degli esercizi commerciali non sono due cose distinte. Per un euro che un turista spende per dormire in albergo ce ne sono almeno altri quattro spesi in comparti diversi della nostra economia. E qui che si deve intervenire». Italia sempre aperta, dunque. E il Codice del turismo di cui tanto si è parlato? «E' arrivato alle commissioni parlamentari otto giorni fa. Ci sono 90 giorni di tempo per approvarlo. Quindi siamo alla stretta finale». Sarà risolutivo? «Sì. Abbiamo usato la delega del governo per dare luogo a una vera e propria riforma del settore all'insegna di una maggiore tutela per il turista, un sostegno più incisivo alle imprese e la ricerca di maggior competitività del sistema. Finalmente verranno rafforzate anche in Italia le norme a tutela dei consumatori con il contrasto alle truffe. E poi verrà riconosciuto il danno morale a quanti si vedono rovinate le vacanze per colpa di un intermediario scorretto. E tanto altro ancora». Cosa non ha funzionato finora? Cosa ha impedito al Bel Paese di valorizzare un patrimonio di arte, cultura, paesaggio ed enogastronomia unico al mondo? «La riforma del titolo quinto della Costituzione voluta dal centrosinistra nel 2001 ha avuto effetti devastanti: delegare il turismo alla competenza residuale delle Regioni ha introdotto una enorme frammentazione delle iniziative. Sa cosa vuol dire avere un brand forte come l'Italia e non utilizzarlo per una promozione unitaria del nostro Paese nel mondo?». Posso immaginarlo... «Finalmente abbiamo fatto chiarezza in un quadro normativo confuso e contradditorio e siamo ritornati a un coordinamento dello Stato anche nella valorizzazione del prodotto-Italia». UN CODICE DEL TURISMO Michela Vittoria Brambilla, 43 anni, ministro del Turismo dal maggio del 2009. Per rilanciare il "made in Italy" e combattere la flessione di turisti registrata nel 2010, la "ministra" propone un "Codice del turismo" improntato a una politica liberale: niente orari rigidi per negozi e attività commerciali di richiamo.
Intervista al ministro Brambilla. Italia sempre aperta
Il ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, propone un "Codice del turismo" per rilanciare il settore. La festa dell'unità d'Italia, il 17 marzo, potrebbe essere un'opportunità per muovere il turismo domestico. Tuttavia, il comparto ha bisogno di nuove misure per ripartire. La ministro propone di liberalizzare gli orari di apertura dei negozi e attività commerciali, in modo da valorizzare il "made in Italy". Il Codice del turismo prevede una maggiore tutela per il turista, un sostegno più incisivo alle imprese e la ricerca di maggior competitività del sistema.
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