Bocciate nell'ultima riunione di Eurimages, il fondo comunitario apposito, tutte le proposte dei nostri produttori FRANCO MONTINI Per l'Italia in Europa non è un bel momento. Insieme alla bocciatura di Buttiglione. Arriva anche quella del cinema italiano. Nell'ultima sessione di Eurimages, il fondo comunitario creato per il sostegno del cinema europeo, i tre progetti italiani che avevano presentato domanda di finanziamento sono stati bocciati. "Arnvederci amore ciao" per la regia di Michele Soavi, prodotto da Conchita Airoldi e "Anche libero va bene" di Kim Rossi Stuart, presentato dalla Mikado, sono stati definiti non prioritari e di fatto esclusi in partenza dalla votazione finale. Cuore sacro di Ferzan Opzetek, prodotto da Tilde Romoli, ha ottenuto una menzione d'onore, ma neppure un euro di finanziamento, con la motivazione che le risorse erano esaurite. Soprattutto per Opzetek si è trattato di un'a-marissima sorpresa perché i precedenti film del regista avevano ottenuto il sostegno di Eurimages, avevano circolato in Europa e restituito, grazie al buon esito commerciale, anche il finanziamento ottenuto. Insomma un esempio virtuoso circa il buon funzionamento del meccanismo. La bocciatura del cinema italiano ha suscitato vibrate proteste, anche attraverso una lettera di Gaetano Blandini, direttore per il Cinema del ministero dei Beni Culturali, inviata a Jacques Toubon, presidente di Eurimages, al quale sono state chieste spiegazioni circa l'esito dell'ultima sessione, anche perché l'apporto finanziario italiano al fondo, circa tre milioni di euro all'anno, è secondo solo a quello francese, ma le assegnazioni di finanziamenti a film italiani sono modeste. Già in passato non erano mancate polemiche e fruizioni: nell'ottobre 2002, Gianni Massaro, oggi alla guida delI'Anica, l'associazione degli imprenditori cinematografici italiani, si dimise da presidente di Eurimages, denunciando interventi di natura censoria, una cattiva gestione delle risorse, Io strapotere del Consiglio d'Europa nelle questioni interne dell'ente, un sistema troppo burocratico nella selezione dei progetti e indebite pressioni. "Il fatto che mi convinse definitivamente ad abbandonare - ricorda oggi Massaro- fu la nomina a segretario generale di Eurimages di Renate Roginas, avvenuta senza neppure consultare il consiglio direttivo dell'ente. Allora affermai che con sistemi di questo tipo Eurimages non poteva andare avanti: ho l'impressione che le mie previsioni si stiano rivelando esatte". Sta di fatto che i produttori italiani sospettano che Eurimages sia di fatto governata da una lobby nordica che tende a privilegiare i progetti francesi, inglesi e tedeschi, di volta in volta associati con i nuovi paesi dell'est europeo. «Non credo- afferma Roberto Cicutto, titolare di Mikado- che i nostri film siano modesti e qualitativamente inferiori a quelli di altri paesi. La verità e che un po' in tutti i meccanismi europei contiamo poco e non sappiamo farci rispettare». A penalizzare i progetti italiani è forse anche il fatto che nella squadra di Eurimages che istruisce le pratiche lavori un solo italiano e che per gli stranieri è difficile capire problemi e difficoltà derivanti dalla nostra legislazione. "La verità- aggiunge Cicutto-che tutto l'impianto dei finanziamenti europei andrebbe rivisto e soprattutto andrebbero cancellate le contraddizioni fra legislazioni nazionali e legislazione comunitaria. In Francia, ad esempio, solo le coproduzioni maggioritarie possano usufruire di una serie di agevolazioni, col risultato che "Respiro" di Crialese non ha potuto ottenere una serie di benefici proporzionali al successo registrato". Insomma per gli italiani in Europa c'è molto da lavorare, anche nel cinema.