Lavorare giorno dopo giorno per 56 anni con lo stesso impegno e, soprattutto, per la stessa istituzione è un autentico record. È successo, e continua a succedere, a Maria Antonelli Carandini che dal 1955, anno di fondazione di «Italia nostra», incarna la continuità della Sezione Romana. Quel cognome così illustre e pieno di rinvii (Carandini, ovvero anche Albertini, il direttore-proprietario del «Corriere della Sera» allontanato dal fascismo) non le ha impedito di ritagliarsi un'identità autonoma in una cornice di interessi ben precisi. Dopo 9 anni di presidenza effettiva (è stata lei a raccogliere il testimone, per 3 mandati, dopo la morte di Antonio Cederna nel 1996) e molti altri di intenso sostegno all'associazione, due giorni fa l'assemblea l'ha acclamata Presidente onorario. Come si legge nel comunicato da sua presenza quotidiana, il suo impegno costante, la sua profonda conoscenza dei problemi ancora insoluti di Roma fanno di lei una guida salda e un esempio di generosa dedizione». Le battaglie di Maria Antonelli Carandini sono state numerosissime. La più importante e recente, vinta con tutta la sezione, è sicuramente stata l'archiviazione del progetto per il megaparcheggio al Pincio: su quel punto aveva avuto vivaci quanto schietti contrasti con la giunta Veltroni Il vero carattere di Maria Antonelli Carandini (in questo, e non solo, identico a quello di Cederna) è proprio qui: puntare al merito delle questioni Non alle simpatie personali né politiche o ideologiche. Un metodo di notevole, e purtroppo rara, coerenza intellettuale.