Erano previsti 900 mila euro in tre anni ROMA Mente da fare per Pompei: anche l'emendamento, infilato all'ultimo nel decreto Milleproroghe, è stato bocciato, miseramente. E le rovine più antiche d'Italia devono attendere ancora quell'aiuto tanto sperato. Niente da fare per quel piano straordinario di rilancio che Sandro Bondi, ministro per i Beni culturali, va annunciando da quando dentro gli scavi di Pompei successe il disastro. Era Il 6 novembre scorso, un sabato: la Schola Armaturarum Juventis Pompeiani cadde in pezzi. E sulle rovine di Pompei si rovesciarono decine e decine di polemiche. Il ministro Bondi non esitò: per le nostre rovine, che l'Unesco ha dichiarato patrimonio dell'Umanità, avrebbe approntato presto un piano di rilancio. Una task force specializzzata, nuove assunzioni, il ritorno della soprintendenza autonoma da Napoli e, soprattutto, l'ingresso di sponsor privati per la gestione delle rovine: è agli ispettori dell'Unesco in visita agli scavi che il ministro Bondi illustra il suo piano, fiore all'occhiello. Inutilmente. Perché è la fine dell'anno scorso (mancano tre giorni a Natale) quando il Consiglio dei ministri vara il decreto Milleproroghe e, all'ultimo momento, decide di stralciare proprio il piano per Pompei. Motivo: il testo è troppo «ordinamentale» per rimanere dentro quel decreto. Ma il ministro Bondi è ottimista: il piano potrà essere velocemente convertito in sede di discussione alla Camera e al Senato. Così non succede. E così si deve aspettare la fine di gennaio e il decreto Milleproroghe che arriva in Senato. E' Lucio Malan, senatore del Pdl, che come relatore del decreto scrive l'emendamento 2072, ovvero il piano di rilancio di Pompei. Spiega ora Malan: «Erano previsti 900 mila euro in tre anni per assumere specialisti, la riduzione dei tempi per fare gli appalti, la deroga degli strumenti urbanistici, l'ingresso degli sponsor privati, il distaccamento dalla soprintendenza di Napoli. Un piano che, ovviamente, ho scritto concordandolo con il ministero dei Beni culturali. Ma la commissione Bilancio lo ha bocciato senza appello: non c'erano le giuste coperture economiche». E il piano per Pompei rimane ancora un sogno sulla carta.