Il decreto non sarà votato in commissione. Le opposizioni: "Precedente grave" ROMA - In Commissione Bilancio non cè la maggioranza? Allora non nominiamo neanche il relatore e ci vediamo martedì in aula a Montecitorio con lobiettivo di una nuova fiducia sul «milleproroghe». La decisione è stata presa ieri dallufficio di presidenza congiunto delle Commissioni Affari costituzionali e Bilancio: in questultimo organismo in particolare i membri della «maggioranza» sono 24 contro i 25 delle «opposizioni». In pratica il rischio di andare ripetutamente sotto ha consigliato al Pdl di dare per respinti tutti gli emendamenti e passarli direttamente allassemblea, saltando anche la prassi della nomina di un relatore in Commissione. Una situazione al limite dei regolamenti che ricorda lo scontro che cè stato con lo «stallo» nella «Bicameralina» per il federalismo. Le opposizioni naturalmente si preparano a dare battaglia e a fare ostruzionismo. Pd, Idv, Udc, Fli e Api nel corso di una conferenza stampa hanno annunciato che in aula i parlamentari di minoranza si iscriveranno tutti a parlare per dire la loro, non avendo potuto farlo in commissione a causa di quello che hanno definito «auto-ostruzionismo della maggioranza». «Non aver dato il mandato al relatore è un gravissimo precedente», ha detto Pier Paolo Baretta (Pd), definendo il milleproroghe «un mostro politico e giuridico e anche di carattere parlamentare». «Abbiamo toccato il punto più basso del degrado istituzionale, è uno schiaffo al Parlamento», ha sottolineato il vice capogruppo dellIdv alla Camera Antonio Borghesi, spiegando che il milleproroghe contiene norme che non sono state vagliate né dal Senato, né dalla Camera. «Per la prima volta siamo di fronte alla serrata di una presunta maggioranza», ha detto il vice segretario dellUdc Mario Tassone. Nel merito del provvedimento intanto emergono ogni giorno nuovi dettagli. Una norma, ad esempio, prevede che venga estesa a sette anni la durata in carica del presidente dellAutorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture. Si consentirà così a Giuseppe Brienza, nominato presidente dellAuthority il 14 ottobre 2010, di restare in carica fino al 2017, anziché nellagosto 2011, allo scadere dei sette anni dalla nomina a consigliere (4 agosto 2010). Polemiche anche nel mondo dello spettacolo, sia per la tassa da 1 euro sul biglietto, sia per i fondi contenuti nel «milleproroghe» e ritenuti insufficienti dal settore. «Condivido pienamente la preoccupazione espressa da più parti riguardo la situazione del Fondo unico per lo spettacolo», ha detto in una nota il ministro per i Beni e le Attività Culturali, Sandro Bondi.
Milleproroghe, fiducia obbligata alla Camera
Il decreto sul milleproroghe non sarà votato in commissione Bilancio a causa della mancanza di maggioranza. I membri della maggioranza hanno 24 voti, mentre quelli delle opposizioni ne hanno 25. Il Pdl ha deciso di dare per respinti tutti gli emendamenti e di passarli direttamente all'assemblea, saltando la prassi della nomina di un relatore in Commissione. Le opposizioni si preparano a dare battaglia e a fare ostruzionismo. I parlamentari di minoranza si iscriveranno tutti a parlare in aula per dire la loro. Il ministro per i Beni e le Attività Culturali, Sandro Bondi, ha espresso preoccupazione per la situazione del Fondo unico per lo spettacolo.
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