Giugliano. Dal semplice campeggio che era, all'interno di un'area boschiva, lo «Stella Maris» di Marina di Varcaturo aveva impiegato 15 anni per diventare - anche grazie a finanziamenti pubblici - un vero e proprio impero turistico dotato di alberghi, piscine, 300 bungalow, campi da calcio, tennis, palestre, ristoranti e pizzerie. Ma se il campeggio era regolarmente autorizzato, tutto questo è invece nato in modo completamente abusivo. Il complesso, esteso su un'area di 150 mila metri quadri di proprietà della Regione e sottoposta a ogni tipo di vincoli, è il risultato di una maxi speculazione che vale oggi 25 milioni di euro e che ha realizzato, secondo la procura di Napoli, una truffa ai danni sia del ministero per lo sviluppo economico, sia della comunità europea che avevano finanziato l'idea camuffata dall'imprenditore come progetto di rilancio del litorale giuglianese. I reati che vengono ora contestati ad Andrea Di Francia, titolare della società che gestisce il villaggio, sono di truffa aggravata, falsità materiale ed ideologica, costruzione e lottizzazione abusiva. Il mega complesso sorge infatti su un'area di 150mila metri quadri un tempo di proprietà dell'Opera nazionale combattenti, poi divenuta proprietà della Regione Campania. Ma per l'usufrutto di quei suoli, peraltro sottoposti a vincoli paesaggistici, ambientali e archeologici, il titolare del villaggio non ha mai corrisposto alcun canone. Insomma un abuso di proporzioni mostruose che non era sfuggito all'attenzione degli investigatori e che aveva anche spinto la Procura a delegare un'indagine sullo stato patrimoniale della società a capo dell'impero turistico. Sono stati i finanzieri del Gruppo di tutela della spesa pubblica in forza al comando provinciale delle Fiamme gialle a eseguire gli accertamenti sequestrando tutti i carteggi relativi ai finanziamenti pubblici erogati a favore dello «Stella Maris» dal 2000 al 2006. Stando a quanto emerso, il titolare della società era riuscito a ottenere fondi per circa 350mila euro presentando fatture per operazioni mai effettuate, perizie tecniche e autocertificazioni rigorosamente false. Documenti con i quali l'imprenditore giuglianese, più volte finito nei guai, aveva dimostrato la sua intenzione a migliorare i servizi offerti dalla sua struttura e al solo fine di contribuire al rilancio del litorale in questione. Il finanziamento viene erogato ma è poca cosa rispetto al progetto che ha in mente l'ambizioso imprenditore. Così i soldi saranno effettivamente investiti tra il 2003 e il 2005 nell'ampliamento del villaggio e nella costruzione di 108 bungalow nuovi, ma i lavori iniziano e terminano senza che nessuno li avesse mai autorizzati. In sostanza il valore del complesso era raddoppiato con un investimento ridotto al minimo da parte del proprietario che aveva divorato ulteriori porzioni di suolo a destinazione pubblica. All'alba di ieri e a conclusione dell'indagine, le fiamme gialle hanno sequestrato due alberghi, 3 piscine, ristoranti, palestre, piscine, pizzerie, una sala giochi, uffici, depositi, un bar, un mini market, impianti sportivi e un piccolo centro commerciale. Sotto chiave anche i 300 bungalow. La Procura ha disposto anche lo sgombero immediato del villaggio.