Ma il cantiere ha l'ok di Comune e Soprintendenza I lavori interesseranno l'area dove passava l'antico «decumano» Per gli antichi romani era il cuore della civitas, stretto tra la domus dell'Ortaglia e il Capitolium. A Brescia, in vicolo Mozzoni, il decumano è ancora lì, sotterrato da metri di argilla e sabbia, a ricordare l'antica Brixia. Un tesoro di inestimabile valore storico-culturale che, nella città moderna, a cento passi dal monastero di Santa Giulia e dalla chiesa di Santa Maria della Carità (proposta come patrimonio dell'umanità), dovrà fare spazio a box e parcheggi. Sì, perché in centro storico un posto auto vale più di un giardino ottocentesco, di tre alberi monumentali protetti dalla soprintendenza e dei resti del decumano, che rischiano di sparire sotto i colpi delle ruspe. Tutto per costruire 12 box interrati. E' un'operazione da un milione e duecentomila euro a cui il Comune ha dato il via libera malgrado il «niet» dei residenti, che da mesi lottano per salvare vicolo Mozzoni e i suoi storici giardini. Una battaglia a suon di carte bollate che nei prossimi giorni vedrà aprirsi un fronte al Tar, dove sarà presentato un ricorso. «La storia non può essere cancellata con le ruspe attacca Alessandro Mainardi, avvocato bresciano che parla a nome dei residenti . Il giardino di vicolo Mozzoni è di impareggiabile valore storico-culturale. Ma non lo diciamo noi, lo dice la soprintendenza che, a tutela del centro, lo ha protetto. Invece le ruspe scaldano i motori, pronte a continuare gli scavi in terrapieno fino a lambire l'antico decumano». E a nulla sono servite le richieste di stop presentate fino a oggi. I proprietari dell'area, infatti, sostengono la legittimità del progetto, avallato pure dalla soprintendenza. «Abbiamo tutti i permessi in regola si legge nella relazione presentata ai residenti e al comune . Per la soprintendenza della Lombardia sull'area dove sorgeranno i box non "sussistono strutture, stratificazioni e reperti di interesse archeologico". L'unica accortezza sarà quella di preservare le piante monumentali che abbelliscono attualmente il giardino». Come dire che i proprietari non hanno intenzione di fare alcun passo indietro. Per questo l'ultima possibilità per bloccare i lavori è affidata proprio al giudizio dei giudici del tribunale amministrativo. «Il ricorso chiosa Mainardi è motivato dalla delibera con cui si indica il giardino come bene storico-culturale. Un assurdo visto che poi la stessa soprintendenza ha dato il via libera ai lavori. Sicuramente i box farebbero la fortuna, almeno finanziaria, del proprietario. Naturalmente impugneremo pure i permessi rilasciati dai dirigenti delle Belle Arti: questo progetto rischia di creare un pericoloso precedente».