Non c'è da gridare né allo scandalo mercantile né alla Lesa Maestà dell'Arte. Avviene già, proprio a Bologna, che nei vasti spazi sotterranei tra Pinacoteca nazionale e Accademia di belle arti si tengano manifestazioni, raduni, incontri. E lo stesso si verifica nelle splendide sale con gli affitti affrescati dal Creti e l'ottocentesca quadreria Zambeccari di palazzo Pepoli Campogrande, dove hanno sede una parte degli uffici della Pinacoteca. Insomma, aprite i siti dei musei di tutto il mondo, e verificherete che l'affitto degli spazi museali per feste, matrimoni, ricevimenti o meeting esattamente come suona la decisione resa nota da Palazzo d'Accursio per i nostri musei comunali, insieme al ripristino dell'ingresso a pagamento è pratica diffusa e, in più di un caso, remunerativa. Il menù per i musei bolognesi è già pronto, con tanto di prezzo delle singole portate: affittare il cortile del Medievale per un pranzo di nozze costerà 5mila euro, mentre il cortile dell'Archiginnasio vale 1.500 e un cocktail al Museo della Musica richiede un esborso di mille euro. E se qualcuno volesse festeggiare il matrimonio in mezzo alle mummie del museo del Pavaglione, con una bella nottata al museo penso a un film come 'Una notte al museo' di Shawn Lezy e al suo sequel, dove tuttavia i protagonisti sono gli animali del Museo di storia naturale di New York, che si animano nelle tenebre fra costumi egizi, faraoni e danzatrici? Allora sì, varrebbe la spesa, e anche un bel sovrappiù. Ma stiano tutti tranquilli. Non succederà, perché tutte queste affittanze se poi ci saranno le richieste, del che io personalmente sono incline a dubitare prevedono la scelta dei luoghi adatti e come stabilì la legge Ronchey del 1993 per i musei statali la garanzia del più assoluto, massimo rispetto delle opere e dei locali interessati. I direttori dei musei, che avranno naturalmente voce in capitolo, possono stare tranquilli. Nessuno romperà l'argenteria. Perché, allora, questa prospettiva, pur depurata di tutte le reazioni allarmistiche, mi lascia qualche perplessità? Intanto, non è ragionevolmente pensabile che, attraverso i matrimoni, si sviluppi l'interesse di qualcuno per il valore dei musei, per la necessità di tutelarli o valorizzarli. E' un altro passo verso la commercializzazione: finora ci si sposava in qualche scenografica villa del 700 attenzione: ci sono fior di agenzie già attive nel campo, la concorrenza è spietata , ora lo si farebbe a pochi passi dalla statua di Bonifacio VIII. Non è un gran progresso. Ma, soprattutto, persisterebbe lo stesso lo stato agonico dei nostri musei, il loro deficit di attrattiva che, conti alla mano, continua a declinare dal 2000 a questa pane. Un museo vive per l'attività che svolge, per il patrimonio che può esibire e che sa sfruttare. E un museo profondamente malato resta tale anche se ci si può andare a cena (senza contare che, in casa dei malati, l'aria non è mai tanto gaia; e poi, chi organizzerebbe, e non sarebbe una spesa di personale per i musei stessi?). Il discorso, allora, cade sull'urgenza di un ruolo dell'Istituzione musei, voluta testardamente dalla giunta Cofferati, che finora ha fallito ogni suo compito, ovvero l'obiettivo della razionalizzazione e della capacità di accedere a collaborazioni sistematiche, al di là delle tradizionali sponsorizzazioni, con i privati. Ci aggiungo la politica degli scambi, su cui, per esempio, si è pur costruita, al Museo medievale, la preziosa mostra dedicata alle Madonne di Vitale da Bologna. Lo so, un decennio di tagli costanti alla sfera della cultura non si cancella certo nel momento in cui dilaga la crisi e le casse comunali sono deserte. Ma la progettazione della cultura è qualche cosa di più dei conti del dare e avere. Non riapro la questione del ripristino dei biglietti. Ricordo solo che venne sbandierato, anche da chi siede ancora a Palazzo d'Accursio, che la gratuità avrebbe comportato un risparmio, evitando le beghe contabili e di guardiana che il pagamento dell'ingresso avrebbe imposto. Si sbagliò all'epoca osi sbaglia adesso, mi chiedo io, avverso, allora, alla gratuità? Perché me lo chiedo? Perché la cultura è un personaggio delicato, ed esige passi chiari e trasparenti, non ondivaghi. E nemmeno navigazioni a vista tra un salatino e un vol-au-vent ai gamberi.
Musei, una festa non fa primavera. A che serve affittare gli spazi?
I musei di Bologna stanno considerando di affittare i loro spazi per eventi come matrimoni e ricevimenti. Il comune ha deciso di ripristinare l'ingresso a pagamento per i musei comunali. I direttori dei musei possono stare tranquilli, poiché la legge prevede la garanzia del rispetto delle opere e dei locali. Tuttavia, questo potrebbe portare alla commercializzazione dei musei e alla loro declinazione. I musei devono avere un ruolo attivo nella cultura e nella comunità, e non solo essere luoghi per il divertimento. La gratuità dell'ingresso ai musei è stata discussa, ma la cultura richiede passi chiari e trasparenti.
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Bene culturale
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