Non è certo la soluzione a tutti i problemi, ma è un'idea e, cosa tutt'altro che scontata, mette d'accordo dieci enti tra amministrazioni locali e parchi naturali d'Abruzzo per il rilancio economico, ambientale e turistico del cratere sismico. Il progetto è ambizioso, capace di attrarre in cinque anni 200 milioni di euro di investimenti e creare 2mila posti di lavoro in uno dei comprensori paesaggistici più ricchi di tutto l'Appennino. In più prova a "mettere a sistema" consorzi sciistici, ambientali e culturali di tre vallate. Il protocollo firmato ieri a palazzo Chigi porta la sigla anche della presidenza del Consiglio dei ministri e del Cnel, che fungeranno da supporto romano all'applicazione dell'intesa. I tempi non saranno biblici, assicurano, il primo cantiere operativo nel parco del Gran Sasso dovrebbe partire a luglio prossimo, ma per il resto dipenderà dai finanziamenti. Il nodo cruciale, infatti, è appunto questo; per ora i progetti già avviati sono per lo più quelli sciistico-turistici del comune dell'Aquila, tra Campo Imperatore e l'altopiano delle Rocche. Qui, il piano operativo ha alla voce "costo complessivo" 70 milioni di euro, 30 stanziati, che serviranno per illuminare entro settembre prossimo la funivia del Gran Sasso, creare tre ulteriori impianti per 63 chilometri di nuove piste e il collegamento tra le altre due attrazioni invernali del centro Abruzzo, Ovindoli e Campo Felice. In poche parole sarebbe Pronti duecento milioni per creare il più grande polo d'attrazione del Sud Europa, con un palazzetto per lo sci al coperto e campi di golf ad alta quota il più grande centro turistico del Sud Europa, anche con uno ski dome per gli amanti dello sci al coperto e tre campi da golf ad alta quota. Il cronoprogramma, almeno nelle previsioni ottimistiche del primo cittadino aquilano, ha come prima deadline l'inizio della stagione sciistica 2012. Anche altri piccoli Comuni hanno piani operativi già nel cassetto, come quello di San Demetrio ne' Vestini sulle grotte Staffe, da 3 milioni di euro, ma qui i tempi saranno per lo più legati all'arrivo dei fondi Fas dall'Europa. Per chi non ha ancora idee in cantiere, invece, i tempi si prospettano più lunghi: quattro mesi per presentare un piano e altrettanti per l'approvazione. Uno straordinario strumento di marketing per un territorio che fino ad oggi ha sempre avuto interventi settoriali: anche in questo si è concordi. E per la prima volta, ha spiegato il sottosegretario Gianni Letta, «si è tutti d'accordo a creare politiche comuni per far rinascere e rilanciare un patrimonio bellissimo e sottovalutato». Un evento che crea notizia perché ha fatto sistema, in sostanza, anche perché proprio il non fare sistema è «un vizio tipicamente italiano, non solo dell'Abruzzo», ha infine precisato Letta. La logica dei singoli territori non ha portato nella regione i risultati sperati, ha ammesso il governatore Gianni Chiodi, ecco perché oggi è una tappa ancora più importante per il territorio colpito dal sisma. «L'idea di fondo è quella di fare rete ha aggiunto di portare crescita e sviluppo nel territorio attirando anche investimenti extralocali». Ma, per fare questo, la politica fiscale post terremoto sarà un trampolino fondamentale; un aiuto potrebbe arrivare dalla zona franca «ora al vaglio dell'Europa - ha precisato Chiodi -. Posso anticipare che però non darà alcuna valutazione negativa, ma bisognerà comunque rispettare l'iter burocratico». Tra articoli e grandi parole però è il sindaco dell'Aquila, quello che per ora ha fondi e idee già operative, a spiegare quello che succederà al territorio nei prossimi anni. «Con questa firma si avvia un processo che non riguarda solo i comuni, ma è la tappa fondamentale per l'intero Abruzzo - ha detto Massimo Cialente - in particolare per l'area interessata dal cratere. Renderemo ancora più fruibili le nostre meraviglie ambientali con un minimo di infrastrutture che tuttavia non altereranno la bellezza dei territori».