Il manager dei Beni culturali, Resca: «Si è fatta avanti un'importante azienda». Fondi in cambio di eventi Musei statali: «Quell'aumento non s'ha da fare!». Così tuona il direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale del Mibac, Mario Resca. Eppure di soldi, nelle casse dei ministero ce ne sono pochini: perché proprio lei, un supermanager, e così contrario? «Come ho spiegato alla soprintendente per il Polo museale fiorentino, Cristina Acidini, non è portando a dieci euro (che poi con il supplemento per la mostra di turno e la prenotazione diventano quasi venti) il biglietto degli Uffizi che si risolvono i problemi». Ne è sicuro? «E' il mio mestiere. Io vengo dal mondo dell'imprenditoria e posso affermare che, all'aumento del prezzo, corrisponde la diminuzione dei volumi». Quindi? «Quindi, meno visitatori. La politica giusta è migliorare il servizio mantenendo tariffe competitive: non ho mai visto fallire nessuno che offrisse qualità a costi contenuti. Dovremmo far tesoro di simili concetti anche per quanto riguarda il nostri immenso patrimonio culturale e artistico». Invece? «Si tende sempre a considerarlo dal punto di vista della spesa di gestione e di manutenzione, dimenticando che ogni euro investito in cultura rende sei volte tanto, grazie all'indotto che crea». Una filosofia ben chiara a mr. Diego Della Valle... «Un illuminato! La sua scelta di "investire" nel restauro del Colosseo si è già dimostrata vincente, non fosse altro che per il grande ritorno di immagine». Un esempio raccolto da altri mecenati? «Purtroppo l'impossibilità di detrarre dalle tasse quanto viene investito in cultura - cosa garantita in altri paesi europei e negli States - è un limite invalicabile. Nonostante i ripetuti tentativi, in quasi due anni di incarico ministeriale, non sono riuscito a levare un ragno dal buco. Sarà per questo che, sempre per il restauro del Colosseo, si è fatta avanti un'importante azienda Francese, mentre, più a sud, arriveranno aiuti dalla Germania». Si riferisce a Pompei? «Esattamente: in questo caso si tratta di una grossa azienda tedesca». E cosa vuole in cambio? «Niente. O meglio, la possibilità di organizzare alcuni eventi estivi, sempre a patto che il sito non subisca traumi. Valorizzare significa proprio questo: "promuovere", far capire alla gente che la cultura non è noiosa, che ci si diverte anche entrando in un museo o in una biblioteca. Siamo i detentori numero uno del patrimonio culturale mondiale dobbiamo solo imparare a promuoverlo e divulgarlo». I risultati le danno ragione? «Direi di sì: dopo anni di calo dei visitatori nei musei e nei siti archeologici italiani, il ministero per i Beni culturali ha chiuso il 2010 con un significativo 16 di visitatori e un 9 circa di introiti da sola biglietteria. Questo grazie a maggiore motivazione del personale, alle nuove campagne pubblicitarie, alle proposte culturali diversificate e alla maggiore comunicazione messa in atto». Molto operativo: eppure le gare di appalto per assegnare i servizi aggiuntivi (gestione dei servizi di biglietteria, audioguide, bookshop, bar-ristorazione) dei musei sono bloccate: come mai? «Abbiamo elaborato le nuove linee guida per la concessione dei cosiddetti servizi aggiuntivi nei luoghi della cultura statali, con l'obiettivo di mettere fine alla cronica mancanza di qualità nei servizi al pubblico se non, in alcuni casi, di totale assenza. Abbiamo toccato nervi sensibili. Il cambiamento fa paura, ma io vado avanti ugualmente».