Bolzano non ha un rapporto facile col passato. comprensibile. Si è ritrovata, un po' come a suo tempo la Corsica, a cambiare bandiera nazionale improvvisamente, per sfregio nei confronti dell'Austria, sconfitta nella Grande Guerra. Facile cambiare i nomi dei luoghi (Bozen in Bolzano, Südtirol in Alto Adige), meno gli abitanti. Il fascismo ha cercato di italianizzarli, perseguitando la cultura locale e mandando un gran numero di emigranti dal resto d'Italia. A ricordare l'imposizione, simboli come il Monumento alla Vittoria, di Piacentini, e la Casa del Fascio, con un enorme rilievo di uno scultore locale ben adeguatosi al nuovo clima, Hans Piffrader, peraltro finito di montare solo nel 1957, a regime passato. Oggi la provincia di Bolzano è autonoma e bilingue, ma le ferite ancora bruciano. Così, periodicamente, i rappresentanti politici della comunità sudtirolese, oltre il 70 per cento della popolazione locale, propongono di cancellare i simboli più evidenti della colonizzazione fascista, cara, se non altro sentimentalmente, a parte degli italofoni. Stavolta, però, lo Stato non si oppone: il ministero dei Beni Culturali ha infatti autorizzato la rimozione della parte centrale del rilievo di Piffrader, dove appare un Mussolini a cavallo capace di avvilire anche il nostalgico più forte e ostinato. Altrove, la storicizzazione dei monumenti fascisti è avvenuta in maniera più serena: nessuno penserebbe più che il Foro Italico rappresenti un'apologia del fascismo, né che la sua cancellazione possa far bene alla nostra memoria storica, che ha bisogno di ricordare anche i momenti più bui, se non vuole falsificarsi. A BozenBolzano è ancora presto. Ma in fondo, basterebbe un semplice vetro opaco a risolvere il problema.
A Bolzano bruciano ancora le ferite del fascismo
La provincia di Bolzano, in Italia, ha un rapporto complesso con il suo passato. La città ha cambiato bandiera nazionale improvvisamente dopo la Grande Guerra, e ha subito l'imposizione del fascismo, che ha cercato di italianizzare la cultura locale. Oggi, la provincia è autonoma e bilingue, ma le ferite del passato ancora bruciano. I rappresentanti politici della comunità sudtirolese hanno proposto di cancellare i simboli più evidenti della colonizzazione fascista, come il Monumento alla Vittoria e la Casa del Fascio. Il ministero dei Beni Culturali ha autorizzato la rimozione della parte centrale del rilievo di Hans Piffrader, che rappresenta Mussolini a cavallo.
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