Paolucci: «La Toscana? Un anello d'oro destinato a diventare un modello» Esempio numero uno: la Deposizione del Pontormo nella chiesa di Santa Felicita a Firenze. Esempio numero due: la Madonna con bambino del Museo di Arte Sacra di Santa Verdiana a Castelfiorentino, attribuita a mastro Cimabue e a un Gioito appena quindicenne. Esempio numero tre: le croci votive, i reliquiari in argento, i paliotti intarsiati, i paramenti ricamati del Museo del Tesoro di Santa Maria all'Impruneta. Il Gran Tour della Toscana non è soltanto Uffizi, megamuseo da otto milioni di visitatori all'anno, ma si può dipanare attraverso un unico grande museo diffuso sul territorio. Un'incredibile sequenza di chiese, collegiate, sacrestie, pinacoteche e chiostri spesso tagliati fuori dai circuiti turistici più tradizionali. Parte da questa constatazione il progetto dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze che verrà presentato domani e dopodomani nell'ambito di un incontro (Alla scoperta del territorio. Percorsi alternativi o complementari: il nuovo turismo culturale) che si svolgerà nel capoluogo toscano. Si tratta di un progetto «a misura di regione», ma che (secondo gli organizzatori) potrebbe essere tranquillamente esportato «da Bressanone a Piazza Armerina». E che anche gli stranieri sarebbero ben disposti a copiarci. Responsabile scientifico del progetto è Antonio Paolucci, attuale soprintendente speciale per il Polo museale fiorentino ma anche membro del Consiglio scientifico per la Tutela del patrimonio artistico recentemente messo in piedi dal ministro Urbani. Dice Paolucci: «L'unicità del nostro patrimonio artistico non sta nel fatto che la Toscana e l'Italia posseggano o meno il 50 o il 60 dell'intero patrimonio mondiale. L'Italia (con i suoi tremila siti ed esposizioni di piccole, medie, grandi dimensioni) è unica perché questi capolavori sono in buona parte sparsi per la penisola». Altri esempi? «La Madonna di Filippo Lippi nel Museo d'Arte Sacra di Montespertoli, i maestri fiorentini del Due-Trecento conservati al Bandini di Fiesole, la Vergine in trono di Lorenzo Monaco della Collegiata di Sant'Andrea a Empoli». Ancora oggi, secondo i ricercatori del Touring club italiano (che hanno appena presentato il sesto Annuario del turismo italiano), quattrocento grandi gallerie accolgono da sole trenta dei cinquanta milioni di visitatori italiani. Pur parlando di crisi generale del settore, i ricercatori del Tci ipotizzano però «ampie possibilità di ripresa legate alla ridistribuzione dei flussi turistici». In parole povere, il turismo deve cambiare nei modi (basta pensare al successo degli agriturismo) ma anche nelle sue mete: sì ai grandi musei tradizionali ma occhio ai piccoli «fuori dal giro». Quasi anticipando questi mutamenti, quindici anni fa, la Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze ha messo in piedi una ventina di progetti di recupero, l'ultimo dei quali (l'Oratorio dei Bini a Firenze) è stato terminato nello scorso dicembre. «Con soli quattro milioni di euro assicura Paolucci in tre anni concluderemo (tra l'altro) il recupero del Civico di Fucecchio, dell'Archeologico di Grosseto, della Pinacoteca comunale Lorenzo Viani di Viareggio». Il risultato finale? «Una rete di musei, organizzati in itinerari tematici relativi alla ceramica, ai capolavori nascosti e alle arti minori. Oppure localizzati sul territorio (la Terra d'Elsa, la Via Cassia o la Chiantigiana)». Paolucci tiene però a precisare che questo è un modello non locale ma esportabile (come starebbero a dimostrare la presenza al convegno di Firenze di numerosi «tecnici» stranieri). Intanto, nell'attesa di una versione straniera del progetto, i piccoli musei della Toscana saranno sempre più presenti in Rete «con informazioni utili alla visita, con database, con notizie provenienti dall'ambiente museale, con collegamenti con luoghi culturalmente attinenti». In questo modo si cercheranno di valorizzare le «singole realtà territoriali», sostenendo «i tanti musei locali sparsi ma anche quelli fiorentini meno conosciuti dal turismo di massa». E per capire che non si tratta di un'esigenza soltanto toscana basterebbe fare un salto (ad esempio) nella «piccola» Galleria di Palazzo Spinola a Genova (capitale della cultura del 2004). Dove davanti ad un incredibile Ecce Homo di Antonello da Messina (e nonostante gli encomiabili sforzi della direttrice) può persino capitare di non incontrare nessuno. Nel progetto dell'Ente Cassa di Risparmio, i «piccoli musei» sono poi visti come «elementi di crescita economica». E per valorizzarli, sotto la supervisione scientifica del Polo museale fiorentino, sono stati realizzati un Cd-Rom e un sito Internet «destinati a collegare la creazione dell'itinerario culturale con la visita, la visita con la permanenza turistica, la permanenza turistica con l'accesso e l'uso dei servizi e dei prodotti locali». Assicurando, in parole povere, una nuova dimensione (più universale) ai piccoli grandi mondi contenuti nella Specola di Firenze, nel Museo Bandini di Fiesole, nel Museo d'arte sacra di Certaldo o nel Museo diocesano di Prato: «un anello d'oro» (come lo definisce Paolucci) già pronto a diventare un modello. Per l'Italia e per il resto del mondo.