Ambiente e turismo. La presidente del Fai, Ilaria Borletti Buitoni. lancia un appello per la conservazione dei beni artistici e naturali MILANO «I nostri borghi, i nostri castelli, le nostre abbazie, sono il simbolo da difendere della nostra identità nazionale e noi del Fondo Ambiente Italiano vogliamo celebrare i 15o anni dell'Unità d'Italia ponendo al centro del dibattito la conservazione del nostro prezioso patrimonio culturale». Ilaria Borletti Buitoni ha modi gentili e un temperamento deciso. Da circa un anno ha raccolto il testimone di presidente del Fai da Giulia Maria Mozzoni Crespi che, nel 1975, lo aveva istituito. Una Fondazione, senza scopo di lucro, che ha come missione quella di promuovere e tutelare il rispetto della natura, dell'arte, della storia e delle tradizioni d'Italia. Un cambio al vertice nel segno della continuità perché le due donne hanno radici culturali comuni che affondano nella borghesia imprenditoriale lombarda. Quella che ha fatto dell'impegno civile una doverosa tradizione. «Proteggere, restaurare, riaprire al pubblico e far tornare a vivere gioielli d'arte e natura del nostro Paese è un lavoro impegnativo spiega la discendente dei fondatori della Rinascente che non ammette soste e per questo ci diamo appuntamento a Napoli, dal 25 al 27 febbraio, per confrontarci sul tema "Sotto la cenere. Ruolo e storie di un Paese che resiste"». La scelta del tema e della città è significativo. Pompei, dove sono avvenuti i crolli all'interno degli scavi è a due passi. Uno sfregio che ha indignato gli italiani «Tenteremo, grazie a relatori di fama internazionale come lo storico Marc Fumaroli (membro dell'Académie française) dice di far emergere il ruolo fondamentale dell'Italia per lo sviluppo della cultura occidentale, in passato come ora, e la necessità di mantenerlo anche in futuro. Storie d'eccellenza dal Nord al Sud». Malgrado le sempre meno generose sovvenzioni statali. «L'incontro sarà aperto al pubblico prosegue e ci chiederemo se l'Italia del terzo millennio lascerà che la cenere dell'indifferenza e dell'ignoranza soffochi la brace della grande storia italiana per secoli faro ineguagliato di cultura, stile e civiltà per tutto l'Occidente. Oppure se troverà nei suoi polmoni il fiato per ridarle bagliore e per gridare al mondo che noi italiani "ci siamo ancora". Bisogna inviare segnali». Uno fortissimo, negli scorsi mesi, è venuto dall'imprenditore Diego Della Valle. Uno degli ambasciatori del made in Italy che si è impegnato a tutelare il Colosseo. Un simbolo italiano nel mondo. «Di imprenditori come lui sostiene che investono nel patrimonio culturale ce ne vorrebbero cento! Certo, ove il suo esempio fosse replicato, su larga scala, sarebbe necessario stabilire garanzie sulla qualità degli interventi perché i monumenti sono molto delicati Devo, purtroppo, registrare che gesti come quelli di Della Valle scarseggiano perché non c'è una fiscalità di vantaggio per i privati che investono nel patrimonio culturale. Siamo l'unico Paese occidentale che non ce l'ha. Non demordo e ho una grande speranza». Quale? «Libri come "Vandali" scritto da Stella e Rizzo conclude possono contribuire a dare una svolta perché portano a conoscenza del grande pubblico gli scempi che si sono consumati in questi anni. Servirebbe un moto di indignazione e un riscatto culturale che faccia uscire il Paese dall'impasse». Il libro-denuncia .Vandali. L'assalto alle bellezze d'Italia è un libro-inchiesta scritto da Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella per i tipi della Rizzoli. I due inviati del Corriere raccontano il traffico dei tesori artistici rubati, il degrado dei musei e il cemento abusivo che deturpa il paesaggio e penalizza pesantemente il turismo.