Trasformare il parco Monte Po in un'area paesaggistica protetta che possa attirare turisti ed amanti della natura e della storia. La proposta arriva dopo la scoperta dell'ennesima discarica abusiva nella zona. Una costante che abitanti e commercianti di questa parte di Catania non sono più disposti a tollerare. «Nessuno di noi riesce a spiegarsi perché, una struttura che dovrebbe essere tutelata, viene dimenticata da chi avrebbe il dovere di tenerla in vita - tuona Michelangelo Fichera commerciante - lo sviluppo della città potrebbe partire da qui, invece gli unici avventori del posto sono ladri e drogati». Quasi 30 ettari di terreno diviso tra i quartieri di Monte Po, Nesima, Librino, Fossacreta e San Giorgio che ufficialmente non compare in nessuna cartina perché non viene nemmeno considerato un parco cittadino. Eppure la struttura con i suoi 28 ettari di estensione esiste, eccome. Anticamente l'area era divisa da tre masserie con i mezzadri che ne coltivavano la terra. Successivamente il terreno fu acquistato dal Comune con l'intenzione di trasformarlo nella più grande area verde di Catania. «Nonostante segnalazioni e tavoli tecnici - afferma il presidente della VIII municipalità Antonio Siscaro - di quei progetti nessuno sa più niente. Ben presto la realizzazione del piano "Parco Monte Po" è caduta nel dimenticatoio e da lì sono cominciati i problemi per tutta la circoscrizione. Per anni l'intera area è stata territorio di conquista per gruppetti di teppisti, ladri e criminali. Adesso - conclude Siscaro - abbiamo intenzione per la prossima settimana di convocare una seduta itinerante per sottoporre il problema all'amministrazione centrale». Vista la grandezza e l'inaccessibilità di alcune zone, sempre con maggiore frequenza arrivano camion per scaricare materiali di risulta, elettrodomestici, olii esausti e ogni altro tipo di rifiuto tossico. Più volte la zona è stata bonificata con l'intervento di ruspe e squadre di operai (l'ultimo nel 2007) ma, senza nessun tipo di sorveglianza, il parco ritorna allo stato di "originario degrado" nel giro di pochi giorni. Adesso l'ultimo tentativo parte dagli abitanti di "San Leone" per risanare una ferita della circoscrizione rimasta per troppo tempo aperta. «Una zona protetta da affidare in gestioni alle associazioni di quartiere - sottolinea Emanuele Galeano 26 anni studente di Scienze Politiche - qui si potrebbero avviare tanti progetti di recupero. Il più importante? Un museo a cielo aperto». In effetti, nonostante i saccheggi, i reperti archeologici non mancano: dalle masserie di epoca borbonica all'accampamento inglese durante la seconda guerra mondiale, dal millenario acquedotto romano (che serviva a trasportare l'acqua da Biancavilla alla Piana di Catania) al complesso di quattro bunker che permettevano di controllare e proteggere la vecchia via Palermo (la strada che le truppe tedesche utilizzavano per spostarsi nel messinese e sui monti Nebrodi). Per non parlare dei resti di quello che gli archeologi pensano sia una basilica bizantina venuti alla luce circa dieci anni fa. «Bisogna intervenire per trasformare il parco in un'area pubblica - afferma l'assessore all'Ambiente Claudio Torrisi - solo così si potrà combattere il vandalismo». Damiano Scala 17022011