Liniziativa è dellassessorato alla Città Sicura. "Vogliamo evitare che i detenuti restino soli alluscita dal carcere" Lassessore Scidone: "Linserimento deve iniziare già quando la persona sta scontando la pena" Detenuti che tagliano rami e ripuliscono il sottobosco per prevenire gli incendi, che dipingono le panchine per abbellire i parchi, che aiutano la Protezione civile, che fanno prevenzione e mettono in guardia i giovani sui pericoli della droga. Lavori socialmente utili per il Comune al posto di una cella. Liniziativa è dellassessorato alla Città Sicura. Il progetto è stato presentato ai municipi e verrà discusso con lamministrazione penitenziaria ligure. «Per evitare che i detenuti quando escono dal carcere rimangano soli rischiando di ricadere nellerrore e compiere reati - sottolinea lassessore alla sicurezza Francesco Scidone - dobbiamo portare avanti un discorso di inserimento sociale che inizia già quando la persona sta scontando la condanna». I detenuti avranno un regolare stipendio. «Utilizzeremo la "cassa delle ammende", cioè quei soldi che i condannati rifondono per pagare le vittime dei loro reati. Dal 2008 sono il Dap ha presentato venti dei progetti in tutta Italia e ha utilizzato i fondi. Una parte consistente del denaro, è andato anche in Sicilia, guarda caso alla regione del ministro Alfano. È tempo che anche Genova possa utilizzarli e questa iniziativa è importante non solo per il Comune, ma soprattutto per i detenuti». La manodopera, del tutto particolare, per il Comune potrebbe essere garantita da quelli in semilibertà o ammessi al lavoro esterno. Il progetto prevede in primo luogo la sistemazione dei sentieri montani, la pulizia del sottobosco, delle sponde del fiume, la piantumazione delle aree disboscate, il taglio di piante mature o malate. «Ma nulla vieta di utilizzarli per difendere il decoro urbano oppure per fare volontariato. Penso a chi è stato condannato solo a unammenda per reati inerenti il codice della strada oppure dal giudice di pace per lesioni, minacce, ingiurie, diffamazione». Il direttore del carcere Salvatore Mazzeo sposa questo progetto. «È quello che mi aspettavo da tempo, sono totalmente favorevole». E aggiunge: «Dobbiamo fare una distinzione tra privato e Stato. Nel primo caso chi ha danneggiato una persona, per esempio rubando in casa o facendo una rapina, i soldi che guadagna devono servire per rifondere il danno. Per un reato ambientale, quindi siamo nel secondo caso, il lavoro deve servire per risarcire lo Stato». Per Mazzeo devono venire coinvolti soggetti che hanno commesso «reati marginali, di piccola gravità». «In Italia sono diecimila i detenuti con pene fino a un anno - conclude il direttore - . Questo aspetto contribuisce a provocare il sovraffollamento e rendere la vita in carcere disumana. Il futuro è questo: il lavoro socialmente utile per svuotare le celle e favorire il reinserimento nel "mondo"». A metà degli anni Novanta, il Comune aveva già portato avanti questa iniziativa. Ci fu una clamorosa evasione e il progetto era naufragato. (s. o.)