È stato presentato a Palazzo Barberini il libro curato da Daniela Porro Per la tutela della Memoria. Dieci anni di celebrazioni in Italia (Roma, 2010, pagine 352, euro 44). Pubblichiamo il testo dell'intervento del direttore dei Musei Vaticani. In Italia fra il 1998 e il 2008 sono stati istituiti 174 comitati nazionali di onoranze. Se aggiungiamo i 14 approvati nel 2009, raggiungiamo una cifra che sfiora i 200. Adesso, effetto dell'ultima finanziaria, il panorama delle italiche celebrazioni è un desolante deserto. I soldi fino a ieri erogati dal Governo e distribuiti dalla Consulta dei comitati nazionali (legge 420 del 1997), soldi intorno ai quali di norma si aggiungevano i contributi di sponsors privati e di istituzioni, non ci sono praticamente più. E finita un'epoca. A quell'epoca rende testimonianza il libro edito dal Ministero dei Beni Culturali, Direzione generale delle biblioteche e degli istituti culturali, per iniziativa di Maurizio Fallace, Per la tutela della Memoria. Dieci anni di celebrazioni in Italia. Ma chi e che cosa hanno celebrato gli italiani fra il 1998 e il 2008? Di tutto e di più, verrebbe da dire. Sono stati ricordati con mostre, pubblicazioni e convegni nell'anniversario della nascita o della morte i grandi delle lettere, della musica, delle arti, delle scienze, del cinema. Fra gli altri Francesco Petrarca nel 2004, Metastasio nel 1998, Giuseppe Verdi e Masaccio nel 2001, Pietro da Cortona, Bernini e Borromini nel 1998, Mantegna e Puccini nel 2004, Mario Soldati, Luchino Visconti e Roberto Rossellini tutti e tre nel 2006. E stato reso debito omaggio a personalità eminenti della storia politica nazionale quali Ugo La Malfa, Amintore Fanfani, Alcide De Gasperi, Lelio Basso. Anche eventi storici di rilievo hanno avuto riconoscimento. Per esempio il voto alle donne del 1946, il Trattato di Roma del 1957, la nascita della Cgil del 1906. Molte altre volte il comitato celebrativo è stato espressione di istanze locali, di orgogli campanilistici e ha avuto successo perché efficacemente sostenuto fino alla approvazione ministeriale dai politici del territorio. Per esempio. Bassano del Grappa è una deliziosa cittadina dell'alto Veneto. Pare che sia stata fondata nel 1008. Era proprio necessario istituire un comitato nazionale per celebrare l'anniversario della sua nascita? Quante altre città piccole e grandi in Italia potrebbero pretendere lo stesso trattamento? Sicuramente parecchie centinaia. San Cromazio vescovo di Aquileia fra IV e V secolo, ha avuto l'onore di un comitato nazionale e di una mostra a Udine nel 2008. Quanti lo conoscono? Probabilmente soltanto gli storici e gli archeologi che in tutto il mondo si occupano di tardo impero, dell'età di Ambrogio, di Stilicone, di Galla Placidia. In tutto, duecento persone a dir tanto. San Giuseppe da Copertino. amato da Carmelo Bene, è un santo simpaticissimo. Volava come un deltaplano fra il Gargano e il Salento. Con un segno di croce faceva volar via gli uccellini dallo spiedo sul quale il cuoco li aveva infilati per arrostirli. Ma se qualcuno, lassù in Paradiso, andasse a dirgli che nel 2003 il Ministero italiano dei Beni culturali gli ha dedicato un comitato nazionale di celebrazioni, sarebbe il primo a stupirsi. Anche per la basilica di San Vincenzo a Galliano nei pressi di Cantù è stato istituito, nel 2008, un comitato. San Vincenzo è una bellissima chiesa antica di mille anni, che gli storici dell'arte conoscono perché i suoi affreschi bizantini appaiono toccati dai primi sentori del naturalismo d'occidente. Quel venerabile edificio è importante per la piccola confraternita degli storici dell'arte medievisti, ma quanto pesa sulla identità storica e culturale della nazione? Non certo quanto San Pietro in Vaticano che giustamente ha avuto nel 2006, a cinquecento anni dall'inizio del rinnovamento edilizio della basilica costantiniana, il suo anno memoriale. Molti altri esempi di questo genere potrei portare sfogliando il volume che il Ministero ha voluto pubblicare. Assai opportunamente, devo dire. Perché il libro è come una radiografia sull'Italia dei nostri anni. Un Paese che, nel centocinquantenario della Unità, mostra di non avere molto il senso dello Stato, un po' di più (forse) il senso della nazione, moltissimo invece l'orgoglio della piazza e del campanile.