Per rilanciare il Sistema Italia si può investire sui beni culturali. Occorre consapevolezza in chi governa la cosa pubblica. Rilanciare il Sistema Italia. E' questo il tema che sta appassionando la politica e soprattutto la Confindustna, attraverso il suo Presidente Luca Cordero di Montezemolo. La ragione è presto detta. Da almeno tre anni il tasso di crescita del nostro Paese è quasi irrilevante e la congiuntura internazionale non lascia intravedere, almeno nel breve periodo, una svolta significativa. E cosi si alternano cori di consenso all'invito di Montezemolo ad aspre dispute circa le strade da percorrere per rilanciare il Sistema Italia. Alcune piste sembrano raccogliere un consenso generalizzato. In particolare i più convengono che bisogna investire di più in ricerca, formazione, innovazione. I paesi che hanno già fatto ricorso a massicci investimenti in questi settori hanno avuto risultati significativi. Hanno migliorato la loro capacità competitiva sul mercato internazionale. Ma nel caso dell'Italia c'è qualcosa di più che possiamo mettere in gioco. Qualcosa che fa del nostro paese un unicum senza confronto. Si tratta del nostro straordinario patrimonio culturale. Un grande giacimento a cui si può attingere per alimentare la competitivita internazionale. Vediamo perché. Innanzitutto è unanimente riconosciuto che alcuni dei settori in cui il paese primeggia (penso per tutti alla moda, all'abbigliamento, alle calzature, al design) si sono sviluppati grazie al contesto in cui hanno operato e continuano ad operare. Il genius loci ha generato prodotti che tutto il mondo ci invidia. Il patrimonio culturale quindi è una delle fonti principali della creatività per molti settori dell'economia. Ma c'è dell'altro. Se ci sono prodotti che ormai possono essere fabbricati in qualunque parte del mondo, i nostri beni culturali sono un elemento costitutivo dell'Italia e non sono replicabili in nessun altro luogo. Rappresentano quindi un asset per certi versi esclusivo dell'Italia. Ed è molto importante che larghi settori dell'economia comincino finalmente a prendere coscienza di questo dato per lungo tempo sottovalutato. Ma c'è altrettanta consapevolezza in chi ha responsabilità di governo della cosa pubplica? La risposta non è semplice. Oggi disponiamo di un nuovo Codice dei peni culturali che, ancor che perfettibile, da una parte apre ad una nuova prospettiva il rapporto fra pubblico e privato e dall'altra affida al territorio il compito di definire politiche di valorizzazione e fruizione del patrimonio. Abbandonando il modello di uno stato centralista che ha generato disfunzioni e alimentato conflitti con gli altri pubblici poteri oltre che con il privato ed il privato sociale. Allo stesso tempo pero il "decreto tagliaspese" sottrae risorse importanti al ministero per i beni e le attività culturali ma anche alle città che tanto hanno fatto, in questi anni, per valorizzare il proprio patrimonio culturale. Tutto questo mentre le Università, anche se non sempre con sufficiente rigore, continuano a prepare migliala di giovani laureati a professioni nuove, proprio nella valorizzazione e gestione dei beni culturali. Il paesaggio, l'ambiente che rappresenta un altro elemento fondante dell'unicità dell'Italia, è esposto continuamente alla speculazione, con la benevole comprensione dei pubblici poteri. Il turismo, altro settore in cui il paese potrebbe primeggiare, non ha un centro di coordinamento e promozione all'altezza delle sfide internazionali. Mesi di discussione senza arrivare ancora ad una seria riforma dell'Enit, senza pervenire ad un coordinamento non solo fra stato e regioni, ma anche tra i diversi ministeri che possono concorrere ad un rilancio sempre più improrogabile. msomma un quadro fatto di chiaroscuri che lascia molte domande senza risposte.
Quel patrimonio unico
Il Presidente della Confindustna, Luca Cordero di Montezemolo, propone di investire sui beni culturali per rilanciare il Sistema Italia. Il paese ha bisogno di una maggiore crescita economica e la congiuntura internazionale non sembra migliorare. Cordero di Montezemolo suggerisce di investire in ricerca, formazione e innovazione, ma anche di valorizzare il patrimonio culturale italiano, che è un unicum e un elemento costitutivo dell'economia. Il patrimonio culturale rappresenta un asset esclusivo dell'Italia e può essere un elemento di competitività internazionale. Tuttavia, la consapevolezza di questo valore è scarsa in chi governa la cosa pubblica.
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