Con una legge del 2006, è stato istituito a Ferrara il Museo nazionale dell'ebraismo italiano e della Shoah-Meis, affinché divulghi la storia, il pensiero e la cultura dell'ebraismo e ospiti convegni e mostre, sui temi della pace e della fratellanza tra i popoli. La direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici dell'Emilia Romagna, d'intesa con il comune di Ferrara e con la Fondazione omonima, ha di conseguenza bandito un concorso per progettarne la realizzazione, all'interno degli edifici dell'ex carcere di via Piangipane. L'esito di esso si è avuto nelle scorse settimane. Il progetto vincitore, selezionato tra 52 proposte dalla giuria presieduta da Carla Di Francesco e composta da Roberto Bonfil, Guido Canali, Margherita Guccione, Carlo Magnani, Alessandro Marata, Anna Maria Monteleone, è stato redatto insieme dallo studio Arco Architettura di Bologna e da quello romano Scape (Alessandro Cambi, Ludovica Di Falco, Francesco Marinelli, Paolo Mezzalama) (alessandro.cambiscape.it; meis.fe beniculturali.it Museo nazionale dell'ebraismo italiano e della shoah di Ferrara), con Michael Gruber e Kulapat Yantrasast. Il gruppo si è avvalso della collaborazione di Vertov per l'allestimento museografico, di Ariel Toaff per la cultura ebraica, di Maricetta Parlatore per i criteri di restauro, della società Tike per gli impianti. Il secondo premio è stato attribuito a Ove Arup, con, Maurizio Teora, Lorenzo Degli Esposti, Paolo Lazza e il terzo alla Politecnica società cooperativa, di Luca Zevi, Benedetto Camerana, Davide Marchetti. Alessandro Cambi ha spiegato che: «Questo Meis è anche un luogo della memoria, oltre che della presenza della cultura ebraica in Italia, presenza che dura da secoli con mille eventi, frutti e vicissitudini. È luogo e simbolo contemporaneamente: è parte della città e di un territorio storicamente partecipe. L'antico carcere, bello e imponente a suo modo, viene rovesciato nel suo significato profondo: da chiuso ferreamente, ad aperto luminosamente». Il Meis è infatti concepito come un parco urbano, attraversabile dai cittadini per raggiungere il centro storico o le nuove aree urbane della darsena e oltre. Per le pessime condizioni strutturali degli altri edifici si è conservato dell'ex carcere il solo edificio «C» e si sono progettati cinque nuovi edifici, che vogliono raffigurare le pagine dei libri, simbolo dei cinque capitoli della Torah, fondamento della cultura ebraica. Passi salienti di essi sono riportati sulle pareti, costituite da vetrate opache, che divengono prospetti urbani esse stesse e, nello stesso tempo, dispositivi per filtrare e regolare la luce, negli spazi espositivi. Gli edifici-libro toccano terra in pochi punti, consentendo così la permeabilità dal progetto, ma sono circondati a terra dal solido, massiccio parallelepipedo di rossi mattoni delle celle; mescolando quindi il vecchio e il nuovo, per simboleggiare il passato e il futuro. Il corpo «C» forma l'asse di collegamento ed è percorso pulsante, dotato di nuove funzioni, librarie, didattiche, di servizio. Positive appaiono le aspettative per l'avvio dei lavori di realizzazione, per la quale è previsto uno stanziamento di oltre 27 milioni di euro.