Impossibile abbattere la pensilina di piazza Piemonte. Perchè un'opera che è stata definita «illegittima» dalla Soprintendenza non si può tirare giù, pena una denuncia penale. A dirlo è il progettista e responsabile dei lavori della piazza, Giancarlo Parola, che così replica all'assessore ai Lavori pubblici Bruno Simini in una vicenda, quella della pensilina di fronte al teatro Nazionale, che sta assumendo aspetti grotteschi. Simini aveva dichiarato che per procedere all'abbattimento mancava la richiesta del concessionario a demolire e che, non appena fosse arrivata, il Comune avrebbe dato il via libera. Parola, invece, respinge le accuse e afferma che sarebbe il Comune a essere in difetto, non avendo mai avanzato alla Soprintenza richiesta di via libera relativamente al vincolo culturale che tutela la piazza «Abbattere la struttura è una nostra priorità, perché permetterebbe il completamento dei lavori sulla piazza e il collaudo del sottostante parcheggio interrato, che è stato aperto in deroga. Ma allo stato delle cose non possiamo procedere». La vicenda si trascina da quasi un anno e mezzo: da quando cioè, all'inaugurazione del nuovo Nazionale il progettista del teatro mosse critiche pesantissime alla struttura di cemento armato sorta a pochi metri dalla facciata e che ospitale scale e gli ascensori d'accesso al silos sotterraneo. Letizia Moratti accolse le critiche e disse che, effettivamente, la pensilina fu dove stava era un pugno in un occhio. Apriti cielo: la questione finì in tv e sui giornali e in zona si formarono agguerriti comitati antiecomostro. Fu, però, subito chiaro che tirare giù tutta la struttura sarebbe stato impossibile, perché avrebbe significato spostare scale e ascensori. «Roba da milioni di euro di costi supplementari» spiega l'ingegner Parola. Quindi, si raggiunse un accordo sulla demolizione del "terzo" della struttura che avrebbe dovuto ospitare un bar e un'edicola. Ma da allora (fine 2009-inizio 2010) nulla si è mosso, nonostante le proteste dei residenti e le dichiarazioni d'intenti dei politici, a parte la Soprintendenza ai Beni ambientali, che nel febbraio 2010 ha dichiarato illegittima la struttura («ma noi l'avevamo progettata sull'altro lato della piazza ed era stata la commissione paesaggistica del Comune a farcela mettere Il dove sta oggi» si difende Parola). Il via libera della Soprintendenza relativamente al vincolo culturale «sanerebbe l'illegalità» spiega, ma il Comune non si è mai mosso per averlo. Formalmente, la richiesta dovrebbe essere presentata dall'assessorato al Demanio, essendo il Comune proprietario della piazza «Ma dovrebbe essere Simini, da cui dipende il settore parcheggi, a interessarsi con la Soprintendenza» attacca l'ingegnere. In questo capolavoro di burocrazia una sola cosa è certa: che la pensilina è ancora lì tutta intera e dovremo tenercela ancora per un po'.