Nell'ambito artistico la situazione è ben diversa da quella del passato: nel senso che l'arte contemporanea non è più snobbata, ma accolta e sempre più decantata indiscriminatamente. Nel 2006 Zanichelli ha pubblicato un volume di 700 pagine in cui l'arte dal 1900 è considerata da quattro specialisti che la riesaminano secondo metodologie differenziate e discutono tra loro in tavole rotonde, leggibili a metà e alla fine del testo-repertorio diramatissimo. Contrastato il dibattito finale tra i quattro sulla «difficile situazione dell'arte contemporanea». Secondo Buchloh, dell'Università della Columbia, «abbiamo sempre più grandi musei e istituzioni, ma la loro funzione sociale, un tempo paragonabile all'educazione pubblica, è diventata completamente prolissa» e problematica. A parere di Bois, docente ad Harvard, «andiamo verso un cambiamento della colonizzazione della sfera culturale dello spettacolo». In Italia l'arte sfugge sempre più alla critica, in un andamento protetto e feticizzato dal mercato che non discrimina, ma accetta anche le merci ritenute più scadenti dai critici, ridotti al lumicino. Intanto la storia dell'arte vivacchia nelle scuole, nelle poche ore di educazione artistica della scuola media e nelle pochissime della scuola secondaria superiore. Gli Istituti d'arte sono stati eliminati dalla recente riforma. Nelle Università e nelle Accademie solo un'inchiesta rigorosa potrebbe verificare come la materia sia coltivata, secondo quali criteri e risultati. Per ora si sa soltanto che dal Consiglio direttivo dell'Anvur (agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca) sono stati esclusi gli studiosi delle scienze umanistiche. Considerate di nuovo trascurabili, culturame o aria fritta, nonostante le ben fondate proteste di Settis e di Decleva, presidente della Conferenza dei rettori? G.L.V.