Un braccio di ferro che dura da anni Nellinchiesta anche intercettazioni telefoniche ROMA - La commode di Antoine-Robert Godreaus è sotto sequestro, custodita dai carabinieri. Lo ha deciso il Gip del Tribunale di Roma su richiesta della Procura che indaga sul tentativo di esportare il preziosissimo mobile del Settecento al centro di un tormentato contenzioso fra i proprietari, che vorrebbero trasferirlo allestero, e chi sostiene che vada vincolato e debba restare in Italia. Nel procedimento figurano tre indagati: il segretario generale del ministero dei Beni culturali, Roberto Cecchi, la direttrice regionale del Lazio, Federica Galloni, e lavvocato Giovanni Ciarrocca. Il reato: abuso dufficio. È un braccio di ferro che dura da anni e che investe una questione centrale nella tutela dei beni culturali: si possono esportare opere darte che, pur essendo in Italia, non sono opera di artisti italiani? E fino a che punto ci si può spingere nel far circolare pezzi pregiati del patrimonio e nel farne commercio? Sul destino della commode (XVIII secolo, appartenuta a Luigi XV, finissimi intarsi, valore stimato 15 milioni) si sono divisi storici dellarte e una spaccatura si è aperta nel ministero. Ma liniziativa della Procura e la decisione del Gip svelano molti retroscena. Da una serie di intercettazioni telefoniche risultano, sostengono gli inquirenti, contatti fra soggetti privati e funzionari pubblici in coincidenza con la decisione, nel 2009, di rimuovere il vincolo sulla commode, un vincolo imposto nel 1986 e che ne impediva lesportazione. La commode, in Italia dagli anni Sessanta, era stata acquistata da un finanziere libanese, Edmond J. Safra. Nel 1999 Safra venne ucciso a Monaco in misteriose circostanze e il mobile passò a una fondazione con sede nel Liechtenstein. Nel 2006 lavvocato Ciarrocca si rivolse al ministero per conto della proprietà chiedendo di togliere il vincolo. La vicenda si ingarbuglia. Il Comitato tecnico-scientifico del ministero si riunisce per due volte nel 2009. Una prima emette parere contrario alleliminazione del vincolo. Ma un mese dopo cambia opinione. La Procura ha accertato che a entrambe le riunioni è presente, oltre a Cecchi, lavvocato Ciarrocca, sebbene il suo nome non figuri nel verbale e violando una prassi consolidata. A ottobre del 2009, contro il parere dellufficio legislativo, Cecchi rimuove il vincolo. La commode, però, resta bloccata: la direttrice dellUfficio esportazione del ministero, Sandra Gatti, blocca il trasferimento e chiede che venga reintrodotto il vincolo. Linchiesta non è conclusa. Secondo indiscrezioni, sembra più grave la posizione della Galloni, che pur sollecitata a imporre il vincolo, non lo ha fatto, di quella di Cecchi, la cui decisione, si sostiene, può rientrare nella sua discrezionalità. La commode è comunque sotto sequestro e la Procura ha ancora tempo per far luce su tutta la vicenda.