Vittorio Sgarbi, curatore del Padiglione Italia, annuncia il progetto della rassegna di diffusione nel territorio: ottanta artisti esporranno allAlbergo delle povere, opere di arte sacra alla cattedrale di Noto Lidea è di mostrare quanto di meglio si realizza qui in Sicilia: penso a pittori come De Grandi o Di Piazza, il Gruppo di Scicli, e a fotografi come Sellerio e Scianna. Ci saranno sezioni di ceramica, di scultura e anche di gastronomia Con lo slogan "Larte non è cosa nostra" porterò a Venezia il museo della mafia di Salemi sarà il cuore pulsante della mostra E poi voglio coinvolgere gli stranieri che vivono nella vostra città alle Alpi a Scicli, passando e sostando in tutte le regioni: la Biennale di Venezia si diffonde nel territorio, arriva in Sicilia e passa i confini, innalzando il vessillo dei frammenti dItalia sparsi nel mondo, ovvero le esposizioni di artisti italiani che saranno allestite nelle sedi degli Istituti italiani di cultura allestero: sul progetto di Vittorio Sgarbi, commissario del Padiglione Italia della Biennale, al suo debutto a giugno, soffiano molte, moltissime idee e venti anche contrari, comè facile aspettarsi. Ma il critico darte, prossimo autore di un programma in prima serata per la Rai (titolo provvisorio "Il bene e il male"), sindaco di Salemi, commissario per la Villa del Casale di Piazza Armerina, va dritto per la sua strada e dice: «La mia Biennale sarà la vera cartina di tornasole per comprendere lo stato dellarte in Italia. Unautentica mappatura del territorio, per dimostrare che larte italiana, al contrario di quello che alcune persone vogliono far credere, gode di ottima salute. E con molte sorprese». Legate allesposizione che sarà allestita al Padiglione Italia, a Venezia, saranno le tante mostre regionali dedicate agli artisti del luogo: per la Sicilia è stata scelta come sede lAlbergo delle Povere, dove troveranno spazio circa ottanta artisti nella mostra che verrà inaugurata i primi giorni di giugno, in concomitanza con lappuntamento veneziano. Dice Sgarbi: «Gli artisti invitati saranno divisi in varie sezioni, pittura, scultura, ceramica, design, fotografia, gastronomia e altre ancora. Lidea è di mostrare quanto di meglio si realizza qui in Sicilia, per dare spazio ad artisti che da anni si impegnano nel loro ambito e che meritano di essere riconosciuti». Così, mentre per il Padiglione Italia il critico ha scelto un meccanismo "ad inviti", secondo il quale un centinaio di intellettuali, scrittori, pensatori - da Eco a Magris, passando per Ozpetek, Vattimo, Arbasino, Busi e molti altri ancora - segnaleranno ciascuno un artista che andrà a comporre la rosa dei nomi invitati ad esporre, per le mostre locali Sgarbi sceglierà lui stesso i nomi, insieme ad alcune proposte che giungeranno da un "tavolo regionale". Perché è pur vero che il Mibac finanzia loperazione veneziana con un milione e mezzo di euro al quale si aggiunge un milione del Mae, ma la parte rimanente di contributi per la realizzazione del mega progetto spetta appunto alle regioni. «Il tavolo regionale si riunirà a breve - spiega Vittorio Sgarbi - per esporre le varie segnalazioni. Dopodiché si valuteranno i nomi per procedere alla selezione definitiva, ma ancora il lavoro è da fare». Ma quali sono i nomi degli artisti che Sgarbi ha già in mente? «Ho pensato - risponde - a pittori come Francesco De Grandi, Fuvio Di Piazza, a fotografi come Ferdinando Scianna e Enzo Sellerio, agli artisti del Gruppo di Scicli, che lavorano da tanti anni». Allinizio degli anni Ottanta, fu proprio un pittore siciliano, Renato Guttuso, che in unintervista sottolineò «lesistenza di un gruppo di pittori che vivono a Scicli, di cui non si sa nulla, le Biennali non vogliono sapere nulla, e non è giusto». Guccione, Sarnari, Alvarez, Polizzi, Candiano, sono tra i pittori legati alla figurazione più noti in Italia, ora riconosciuti anche dalla Biennale di Sgarbi, probabilmente protagonisti sia a Venezia che nella mostra siciliana. Ma i legami tra le iniziative della Biennale e la Sicilia saranno anche altri, come spiega il critico: «Insieme allAlbergo delle Povere, cè unaltra sede che è stata individuata, ed è Noto». È lì che verranno esposti il 6 giugno i bozzetti relativi alla Cattedrale di Noto, insieme ad opere di altri artisti che saranno protagonisti del Padiglione di Arte Sacra - presente per prima volta nella storia della Biennale, in attesa di quello del Vaticano la cui presenza era stata annunciata ma poi non confermata - per «rafforzare il legame tra la sede storica delle Biennale e tutto il territorio italiano - dice Sgarbi - tanto più che questanno si celebrano i 150 anni dellUnità dItalia. Anniversario a cui la Biennale vuole rendere omaggio, coinvolgendo lintera Italia, ma non solo. Saranno allestite esposizioni nei novanta Istituti italiani di cultura allestero, e, ancora, verranno coinvolti artisti stranieri che da anni operano in Italia. Penso ad esempio a Jenny Saville, che ha scelto proprio Palermo per vivere e realizzare le sue pitture». Se il coinvolgimento sul territorio e anche quello extraterritoriale è dunque foriero di grandi numeri - millecinquecento gli artisti coinvolti, un centinaio i segnalatori, altrettante le sedi allestero senza contare le mostre "lanciate" da Sgarbi e ancora in corso di definizione - lunico dato che sembra accomunare questo mare magnum di artisti e opere è il dato anagrafico, come spiega il critico: «Chiederò agli artisti di esporre lavori realizzati negli ultimi dieci anni. Tra laltro il primo decennio di ogni secolo è estremamente significativo, dunque esporre le opere realizzate nel decennio del Duemila ha anche il valore aggiunto di essere un punto di riferimento importante per tutta la creatività che verrà». E se per caso si fa notare che la sua selezione di opere è generalmente incentrata su pittura e scultura di gusto esplicitamente figurativo, Sgarbi ribatte: «Per me è contemporanea tutta larte realizzata adesso, non ci sono artisti più contemporanei di altri». Francesco De Grandi, palermitano classe '68, uno dei pittori citati con più insistenza da Sgarbi, e uno degli artisti di punta del panorama siciliano contemporaneo, commenta: «Il progetto è faraonico, lidea di delocalizzare le esposizioni solitamente concentrate a Venezia mi sembra buona. Sarebbe bello iniziare il viaggio da lì e proseguire per tutto lo Stivale. Anche grandi appuntamenti come Kassel stanno puntando sulla delocalizzazione. E gli artisti sempre più frequentemente vanno via dai centri nevralgici cercando altri modi. Cosa presenterò allesposizione? Con Sgarbi abbiamo parlato di nuovi lavori che sto realizzando». Anche Fulvio Di Piazza, palermitano, che fa parte del gruppo di pittori che da sempre ha scelto il linguaggio figurativo - gruppo che in città conta su nomi come quelli di Alessandro Bazan, Andrea Di Marco, e altri che da qui sono partiti - commenta lidea della Biennale diffusa: «È un coinvolgimento di tutto il territorio che vuole dare nuove possibilità, e spero il più ampio possibile, capace di far giungere in Sicilia il sistema dellarte. Senza dubbio è una bella opportunità per far conoscere e raccontare quello che sta accedendo in Sicilia». Ma la la Sicilia sarà protagonista anche a Venezia, e il critico svela la ciliegina sulla torta, annunciando: «Porterò il Museo della mafia di Salemi a Venezia, farà parte integrante della mostra. Anzi ne sarà il centro, il cuore pulsante». In Laguna dunque approderà questo museo per parlare della Sicilia. Aggiunge Sgarbi: «E sa quale sarà il sottotitolo del Padiglione Italia?» Difficile riuscire a immaginare. «Si chiamerà "Larte non è cosa nostra". Sarò il primo curatore antimafia, contro la mafia dellarte».
la Repubblica
16 Febbraio 2011
SICILIA - Vittorio Sgarbi, curatore del Padiglione Italia, annuncia il progetto della rassegna di diffusione nel territorio
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Paola Nicita
la Repubblica
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Bene culturale
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