L'azione legale di Italcementi contro Francesco Miazzi, del comitato "Lasciateci respirare", ripropone la questione dell'impianto Quella inviatagli dall'Italcementi Group probabilmente non sarà l'ultima querela con la quale la multinazionale di turno cerca di fermare Francesco Miazzi e le sue battaglie in difesa dell'ambiente. L'azione legale nei confronti dei comitati popolari "Lasciateci Respirare", di cui Miazzi è stato presidente, e "Noi?", «si è resa necessaria - si legge in una nota dell'Ufficio stampa dell'Italcementi - a seguito dei loro ripetuti ed ingiustificati attacchi contro il progetto di revamping, condotti utilizzando argomentazioni false o tendenziose». Accuse gravi, che dovranno essere dimostrate in tribunale e che i Comitati respingono fermamente. Miazzi di mestiere fa l'insegnate e rischia, comunque, di costargli assai caro l'aver cercare di sbarrare le porte di Monselice a un colosso del cemento che, solo in Italia, schiera 17 cementerie, 232 impianti di calcestruzzo, 7 centri di macinazione, 52 cave di inerti e un impianto di produzione additivi. Ma quanto rischia di costargli esattamente se condannato? Questo è il primo punto controverso. Italcementi parla di 30 mila euro a titolo di risarcimento danni e di 10 mila euro a titolo di riparazione pecuniaria. Tu invece, come abbiamo riportato su Terra di martedì 1 febbraio, parli di circa 200 mila euro. Chi è che non sa fare i conti? Italcementi ha chiesto in tutto 40 mila euro ai due presidenti dei comitati in quanto persone fisiche e in quanto rappresentanti legali quindi, per magia, due persone diventano "4 convenuti". Non servono i contabili della multinazionale per scoprire che la somma totale è di 160mila euro come dichiara la stessa Italcementi nell'atto di citazione. A questa somma richiesta, noi dobbiamo prevedere l'aggiunta delle spese legali per la difesa presso il Foro di Bergamo, nonché le spese per la pubblicazione della sentenza sulla stampa, ulteriore richiesta formulata da Italcementi nell'atto di citazione. A questo punto ci domandiamo se siamo davvero noi, quelli che "utilizzano argomentazioni false o tendenziose". La querela vi impedirà di portare avanti la vostra battaglia? Certo che no! Migliaia di cittadini, numerosi Sindaci, diverse forze politiche della zona e le principali associazioni ambientaliste ci hanno manifestato solidarietà e si sono schierati con le nostre posizioni. Insieme sapremo fare valere le nostre ragioni nonostante l'azione legale di Italcementi. Ripetiamo che gli unici obiettivi dei comitati sono il ripristino della legalità, la difesa della salute e la tutela del territorio. Noi non siamo interessati a proseguire in questa sterile polemica, ma vogliamo ribadire che questa "citazione" si configura come un pesante attacco alla libertà di espressione. Come altro definire l'azione di un colosso multinazionale con cinque miliardi di euro di fatturato, che chiede un risarcimento a dei comitati di cittadini per il solo fatto di aver criticato il loro progetto? Per questo abbiamo depositato un ricorso al Tar del Veneto contro la Provincia di Padova, il Ministero per i Beni Culturali, l'Ente Parco dei Colli Euganei, il Comune di Monselice e Italcementi, al fine di accertare la correttezza delle procedure e delle autorizzazioni al revamping. Un analogo ricorso è stato presentato al Tar anche dai Sindaci di Este e Baone. Il nodo della questione rimane comunque la denuncia da parte vostra della presunta pericolosità dei cementifici. Su che basi lo sostenete? La legge sulle emissioni dei cementifici che possono smaltire legalmente rifiuti è incredibilmente meno restrittiva rispetto a quella che regola le emissioni dei normali inceneritori. Prendiamo, ad esempio, due gas particolarmente tossici, gli ossidi di azoto e il biossido di zolfo. I limiti di emissione sono, per il primo, 1800 mgmc per un cementificio e 200 per un inceneritore, per il secondo 600 mgmc per un cementificio e 100 per un inceneritore. Per lo stesso inquinante la legge pone due pesi e due misure. Col revamping, anche se le emissioni fossero dimezzate saranno sempre molto elevate pur rimanendo nei limiti di legge. Avere un cementificio equivale ad avere parecchi inceneritori e noi, tra Este e Monselice, di cementifici ne abbiamo già tre. Per questo continueremo ad opporci al revamping e all'assurda convenzione che concede altri 28 anni di presenza ad un cementificio in un'area come quella del Parco Regionale dei Colli Euganei. Parallelamente intendiamo risollecitare tutti i soggetti coinvolti per istituire un tavolo programmatico, che a fianco della dismissione di questi impianti, produca una proposta occupazionale concreta e alternativa.
A Monselice, tra cemento e querele
Il presidente del comitato "Lasciateci respirare" Francesco Miazzi è stato citato in giudizio dall'Italcementi per aver criticato il progetto di revamping del cementificio di Monselice. L'Italcementi ha richiesto 40mila euro in risarcimento danni e 10mila euro in riparazione pecuniaria. I comitati "Lasciateci respirare" e "Noi?" respingono le accuse e sostengono che l'azione legale è un attacco alla libertà di espressione. Miazzi e i comitati sostengono che il progetto di revamping non è sostenibile e che le emissioni dei cementifici saranno ancora elevate anche se il revamping è stato realizzato.
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