«Un attentato al cuore della stessa identità nazionale egiziana». Non trova altre parole Alessia Amenta, curatore del Museo Egizio in Vaticano commentando il furto perpetrato al Museo del Cairo di otto reperti risalenti a tremilatrecento anni fa. Un danno di portata incalcolabile considerando anche le devastazioni prodotte all'interno del museo durante i tumulti dei giorni scorsi. Sembra che anche alcune mummie siano state danneggiate o distrutte. La dottoressa Amenta a giudicare dal materiale rubato non esita a ipotizzare un furto su commissione, o a fini di riscatto. Troppo ricercati e mirati appaiono gli obbiettivi. Si tratta innanzitutto di due statuette in legno dorato provenienti dalla tomba di Tutankhamon: una raffigurante il celeberrimo faraone bambino (morì diciottenne dopo nove anni di regno) portato sulla testa da una dea. Sono poi state asportate alcune parti di una seconda statuetta raffigurante Tutankhamon fiocinatore a pesca sul fiume. Tutankhamon era figlio del non meno famoso Amenothep IV-Akhenaton, che sotto il suo regno aveva instaurato una forma di monoteismo imponendo il culto del dio Aton (il disco del sole) al quale il faraone avrebbe dedicato anche un poeticissimo inno paragonabile al Cantico di Frate Sole di Francesco d'Assisi e soppiantando la teocrasia tebana di Amon-Ra-Osiris. La stessa capitale fu trasferita ad Amarna. Siamo intorno al 1350 prima dell'era cristiana. E proprio al periodo di Amarna dunque appena antecedente al regno di Tutankhamon (sicuramente chiamato in origine Tutankhaton) provengono altri quattro preziosissimi reperti a cominciare dalla statuetta in pietra di Akhenaton offerente. Altri reperti trafugati sono una statuetta di Nefertiti, l'effigie in pietra di uno scriba, la testina in arenaria di una principessa. Ma Alessia Amenta tiene a sottolineare altresì l'importanza eccezionale anche degli altri reperti rubati. Le undici statuette lignee ushabti e lo scarabeo in pietra simbolo regale del dio Khepri appartenenti alla tomba di Tuya e Yuya, ossia dei regali genitori del faraone Amenothep III. Si tratta infatti un asporto sottolinea Amenta che danneggia il corredo della sola altra tomba conosciuta della Valle dei Re, oltre naturalmente a quella di Tutankhamon, che gli archeologi abbiano ritrovato totalmente integra.