La vicenda dell'Istituto storico per il Medio Evo, uno degli enti a rischio di chiusura Strano paese l'Italia. A centocinquant'anni dal Risorgimento e dall'unificazione siamo ancora qui a dibattere di un'identità nazionale che non si trova, di un paese senza collante simbolico. Nel frattempo 232 tra enti e istituti che rappresentano a tutti gli effetti la cultura italiana rischiano di chiudere per il taglio dei finanziamenti. Nazionalpatriottici finiani e leghisti in preda a rigurgiti prerisorgimentali continuano a farsi la guerra e a occupare la scena, ma della sorte di quegli istituti culturali sono in pochi a preoccuparsene. Nella lista degli enti in pericolo c'è ad esempio l'Istituto storico italiano per il Medioevo, nato - guarda caso - nel 1883, a ridosso dell'unificazione nazionale, in anni in cui «l'Italia per diventare Italia doveva riscrivere la propria storia» e inventare una coscienza nazionale. Oggi l'Istituto rischia di chiudere. I fatti, in parte, sono noti. La legge di stabilità presentata nello scorso anno dal ministro Tremonti ha cancellato completamente i finanziamenti a 232 istituzioni culturali. Poi, per effetto delle reazioni, il taglio dei fondi viene ridotto del cinquanta per cento, indiscriminatamente per tutti gli istituti coinvolti. «A tutt'oggi, però, la situazione resta incerta - spiega Massimo Miglio, presidente dell'Istituto storico italiano per il Medio Evo - non sappiamo ancora con esattezza quale sarà l'entità del finanziamento». «L'Istituto è nato a seguito dell'unità nazionale con la necessità di ripercorrere la storia dei secoli precedenti. Oggi a distanza di centocinquanta anni dall'unificazione rischiamo di chiudere». Si potrebbe ricordare che i tagli riguardano non solo i 232 istituti, ma anche altri settori della cultura, compreso quello dell'audiovisivo, «ma non è di consolazione». L'Istituto storico italiano per il Medioevo - per la precisione - è un ente pubblico e non economico, il che significa che è tenuto a svolgere le funzioni istituzionali. Ma come, se si tagliano i fondi? «Abbiamo personale di ruolo, poche persone, ma ci sono. Solo l'altro giorno siamo riusciti a pagare la mensilità di gennaio. Quella di febbraio non sappiamo se riusciremo a pagarla. Abbiamo dovuto interrompere tutte le collaborazioni professionali a tempo determinato, riguardanti in gran parte giovani qualificati. Sono dottori di ricerca e dottorandi che avevano acquisito una professionalità. Siamo stati costretti a chiudere la redazione interna che curava le pubblicazioni dell'Istituto». Non è migliore la sorte dell'altro fiore all'occhiello dell'Istituto, una biblioteca tra le più fornite d'Italia: centomila volumi all'incirca, tra collezioni di fonti, monografie, periodici, volumi a stampa e su supporto digitale. Un patrimonio di valore inestimabile che comprende opere familiari agli studiosi, dai Monumenta Germania Historica alle collane della Fondazione del Centro italiano di studi sull'Alto Medioevo, dalle Antiquitates Italicae Medii Aevi ai Rerum Italicarum Scriptores di Ludovico Antonio Muratori, dalla Patrologia Latina e Graeca del Migne al Corpus statutorum Italicorum. «Purtroppo da molti anni non siamo in condizione di aggiornare la biblioteca per mancanza di fondi». Nel 2010 l'Istituto ha ricevuto centonovantamila euro - una cifra già di per sé corrispondente alla metà di quanto percepito nel 2001. «Con questi fondi dobbiamo pagare il personale di ruolo, gli affitti della sede di proprietà del comune di Roma, le bollette della luce e dei telefoni». Nel 2011, stando alle voci che circolano, «riceveremo 199 mila euro ridotti del 18 per cento, circa 154mila euro. Una cifra ben al di sotto del costo del solo personale di ruolo». Non solo, «si sono chiuse anche le forme di finanziamento collaterali. In passato riuscivamo a ottenere qualcosa per la biblioteca o per iniziative editoriali dal Ministero dei beni culturali, da cui noi dipendiamo. Ora questo canale si è prosciugato. Ci dicono di cercare sponsorizzazioni. Ma chi può ambire a fare da sponsor a un Istituto di nicchia come il nostro? Del resto, oggi in Italia non ci sono incentivi alle sponsorizzazioni, almeno finché non si procede a defiscalizzare». Istituto di nicchia sì, ma con i conti in regola. «La vendita delle pubblicazioni - ci tiene a precisare Miglio - è stata superiore, o pari in qualche anno, al contributo annuale ricevuto. In media, il sessanta per cento del costo di ogni volume pubblicato è coperto da finanziamenti o sponsorizzazioni».
Identità nazionale, quanta retorica. Però si taglia la cultura italiana
L'Istituto storico italiano per il Medioevo, un ente pubblico e non economico, rischia di chiudere a causa dei tagli dei finanziamenti. La legge di stabilità ha cancellato i finanziamenti a 232 istituzioni culturali, e poi il taglio dei fondi è stato ridotto del cinquanta per cento. L'Istituto è nato a seguito dell'unità nazionale e ha bisogno di finanziamenti per svolgere le sue funzioni istituzionali. Il personale di ruolo è stato costretto a interrompere le collaborazioni professionali a tempo determinato e la redazione interna è stata chiusa. La biblioteca dell'Istituto, che contiene centomila volumi, non è stata aggiornata per anni a causa della mancanza di fondi.
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