Il cielo rosso del Beato Angelico, il bianco di Cimabue diventato nero Cesare Brandi diceva che le opere d'arte nascono, crescono, ma poi alla fune, lentamente o improvvisamente, muoiono; quelle che finiscono lentamente lo fanno per consunzione, per trasformazione dei colori, dei supporti, o per l'attacco di agenti esterni, chimici o anche organici. Dunque non credete alle invenzioni di certi restauratori, che l'opera è tornata come l'artista l'aveva dipinta, è solo pubblicità. Anche la luce del sole, o l'atmosfera inquinata trasformano i colori Pochi esempi Il più noto e devastante: gli affreschi di Cimabue ad Assisi con il bianco piombo che è diventato nero. Agli Uffizi la «Battaglia di San Romano» di Paolo Uccello, con le sorelle del Louvre e della National di Londra, mostra foreste marroni, un poco strano a dire il vero; ma è il verde, derivato dal rame, che si è trasformato. A Mantova, nella reggia dei Gonzaga, vengono scoperte sotto l'intonaco imponenti scene di corte con cavalieri armati - che Paccagnini, e poi tutti, danno a Pisanello; ebbene, al di là dei verdi di cui si è detto, l'argento delle armature si è ossidato, è diventato nerastro, così una parte dell'invenzione dell'artista è per sempre perduta Terzo caso, divertente: in San Marco a Firenze Beato Angelico dipinge una grande Crocifissione, ma il cielo è rosso invece che azzurro. Qualcuno ha anche suggerito una teoria per spiegare quel rosso che invece è soltanto il «miorellone», la preparazione per l'azzurro scomparso. Certo, qualche volta l'orologio va indietro nel tempo; il caso più eclatante è la volta e la parete di fondo della cappella Sistina Secoli di ceri accesi avevano trasformato i verdi, i rossi cantanti, i gialli, gli azzurri di Michelangelo, colori simbolici degli elementi platonici, in terribili scuri. Michelangelo travestito da Caravaggio. Ottimo restauro, colori quasi integri, ma rassegniamoci: solo respirando, a milioni, nella cappella, quei colori saremo noi, lentamente, a trasformarli.