Un Comitato raccoglierà i fondi per finanziare l'esposizione degli scheletri neolitici abbracciati Archeologico, se ne parla da trent'anni e non è ancora stato aperto MANTOVA Quasi quasi vien da dar ragione al Landeshauptmann Luis Durnwalder: l'Alto Adige dev'essere più Austria che Italia. Prendete il museo archeologico di Bolzano. Visto che sarebbe diventato la casa di Otzi, la mummia del Similaun, gli altoatesini si sono rimboccati le maniche: i lavori di ristrutturazione dell'ex Banca Austro-Ungarica partirono nel 1996. E il 28 marzo 1998 il nuovo museo era già bell'e pronto per il taglio del nastro. Compresa la cella iper-tecnologica che conserva Otzi sotto un sottile strato di ghiaccio, a 6 gradi sotto zero e umidità al 98 per cento. Da allora, nei soli primi dieci anni, il museo di Bolzano è stato visitato da due milioni e mezzo di persone (oggi saranno più di 3 milioni). Adesso, spostiamoci a Mantova. Qui, i lavori per il nuovo museo archeologico sono iniziati nel 1995, un anno prima che a Bolzano (ma il passaggio dell'ex Mercato dei Bozzoli dal Comune al Demanio per farne un museo risale addirittura al 1978; peccato che, come ha ricordato ieri il presidente del consiglio comunale Giuliano Longfils, ci vollero dieci anni solo per mettere tutte le firme sul passaggio di proprietà). E, anche qui, il museo avrà inquilini illustri: gli Amanti di Valdaro, i due scheletri neolitici abbracciati la cui immagine, subito dopo la scoperta, rimbalzò su giornali e tivù di mezzo mondo, dal New York Times al China Daily, dalla Cnn a Al Jazeera. Conviene davvero usare il passato remoto. Perché dal 5 marzo 2007, quando i RomeoJuliet preistorici vennero alla luce, dal vivo (per così dire), li hanno visti soltanto pochi eletti. In quattro anni e rotti, sono stati infatti esposti al pubblico 11 ore in tutto, il 18 e 19 aprile del 2009, per la Settimana della Cultura (e, anche quella volta, con un battage pubblicitario da riunione carbonara). Perché il museo archeologico di Mantova, a quasi sedici anni e 4 milioni e 803 mila euro dall'inizio dei lavori, ancora non è pronto (a parte una minuscola sala inaugurata nel 1998). All'appello, secondo quanto riferito a luglio 2010 dal sottosegretario Francesco Maria Giro in risposta ad un' interpellanza parlamentare, mancano ancora 4 milioni e 690 mila euro per arredi e dotazioni multimediali. Arriveranno? L' 11 ottobre scorso, il sindaco Nicola Sodano telefonò in diretta dal museo al ministro Bondi. Ma dei 2 milioni e mezzo di euro chiesti dai fondi del Lotto 2010, ha confermato ieri la Soprintendente regionale ai beni archeologici Raffaella Poggiani Keller, non arriverà un centesimo, mentre si attende ancora una risposta per i 5oo mila chiesti alla società Arcus. La lieta novella è che, come già raccontato dal Corriere, adesso un comitato, formato da Comune, Provincia e Amici di Palazzo Te e tenuto a battesimo ieri, si occuperà di raccogliere, soprattutto tra i privati, trecentomila euro per esporre gli Amanti (e il Cacciatore col cane Orione, altra sepoltura neolitica in attesa d'uscire dal suo sarcofago di terra e legno) almeno dal prossimo settembre a gennaio 2012. Iniziativa cui non si può che augurare pieno successo. Ma davvero, in questi quattro anni, per trovare quei trecentomila euro non si poteva mettere in piedi un'esposizione temporanea, o prestare gli Amanti a un grande museo, o vendere i diritti per le immagini? Tutte idee uscite nell'euforia di quel febbraio 2007. E tutte sacrificate sull'altare della scienza, perché, come ha ribadito ieri la soprintendente, «lo studio si accompagna alla cautela». Mica come quegli incauti di altoatesini, coi loro tre milioni di visitatori per Oetzi a 9 euro a biglietto. A proposito, visto che il ministro Calderoli ha cancellato per sbaglio il distacco di Mantova dall'Impero austroungarico, si fa mica ancora in tempo a fare cambio?