SALLE. Una preziosa tela che raffigura Cristo crocifisso è scomparsa dalla chiesa parrocchiare di Salle, dedicata al Beato Roberto. Secondo gli esperti si tratta di un pezzo pregiato, in stile caravaggesco. È il secondo furto in pochi giorni ai danni di una parrocchia dopo la sparizione del quadro di Sant'Antonio, avvenuta martedì nella chiesa del cimitero di Tocco. Si tratta di un dipinto del Seicento di grande valore, ma purtroppo non catalogato: un'opera che sarà difficile, ora, riconoscere e rintracciare sul mercato clandestino. L'ipotesi è che ad agire sia stata una mano esperta. La tela, infatti, è stata recisa accuratamente e con maestria dalla cornice, rimasta nuda sull'altare, quindi è stata portata via facilmente, arrotolata. Il furto sarebbe avvenuto durante le ore del mattino di martedì 2 novembre, tra le 8 e le 12. Un colpo mirato, forse su commissione. Su un lato dell'altare, infatti, c'è un altro dipinto che è stato completamente ignorato dagli autori del furto, evidentemente consapevoli del suo scarso valore. Fra i due furti avvenuti a Tocco e a Salle, secondo gli investigatori, ci sarebbero molti nessi. Addirittura, secondo i rilievi della scientifica, sarebbero identiche le impronte delle scarpe ritrovate sulla scena del crimine. A queste tracce si affidano gli investigatori, agli ordini del tenente Michele Lo Priore, comandante della compagnia dei carabinieri di Popoli, che stanno indagando per rintracciare gli autori dei furti delle opere d'arte. Indizi esili che, però, potrebbero permettere di risalire ai ladri. I due furti hanno suscitato l'indignazione tra gli esperti di storia dell'arte. «Spero solo che possano essere recuperate» afferma padre Virgilio, responsabile provinciale dei frati francescani, autore di numerosi libri sulle chiese della zona e sulle opere d'arte in esse contenute. «Il problema è che le chiese devono essere custodite proprio per salvaguardare il patrimonio artistico di immenso valore che contengono. Non si può più lasciarle aperte. O quanto meno è necessario proteggere in special modo i reperti di maggior pregio». «In genere questo tipo di opere non sono molto conosciute né inventariate» spiega lo storico Domenico Pettinella, «quindi sono esposte al pericolo di sottrazione da parte di chi, invece, conosce il loro pregio. E corriamo il rischio di perderle per sempre visto che non esistono registrazioni e catalogazioni».