La gestione urbanistica in Italia, si sa, è un esercizio autoritario. I suoi strumenti e le sue procedure nacquero durante il fascismo per "imporre" regole e forme dello sviluppo territoriale, senza prevedere alcun confronto democratico tra i decisori e le comunità amministrate. Il passaggio delle competenze urbanistiche alle regioni, più di trentanni fa, non ne ha sostanzialmente cambiato il procedimento, che prevede come sola forma di consultazione possibile e aperta a tutti la presentazione delle "osservazioni", quando viene redatto uno strumento urbanistico. Ma queste il più delle volte si riducono a richieste private di diritti edificatori, non a proposte di utilità collettiva. E sono, per la loro stessa natura, opera dei soli "addetti ai lavori". Con la globalizzazione, si disse che il governo del territorio doveva cambiare. Più rapidità decisionale, più flessibilità, più attenzione al particolare: e così si è fatto, abbandonando lurbanistica vincolistica per abbracciare quella "contrattata" o "negoziata". Ma in tutto questo, la partecipazione popolare non ha ugualmente trovato spazio. Anzi, i tempi più ravvicinati di intervento non consentono adesso neppure ai cittadini più esperti di comprendere loggetto delle contrattazioni. Ora, in tempi di crisi, perché non fare di necessità virtù? Minori urgenze di investimento possono consentire finalmente una riflessione collettiva sui bisogni e sulle attese di chi, gente comune, alle discussioni sul futuro delle propria città non è mai stato chiamato a partecipare. E si nota, proprio perché lansia di vivere in fretta sembra aver ceduto il posto ad una disponibilità al dialogo dimenticata, un ritorno di interesse per una vita di relazione più coinvolgente. Una inaspettata propensione a essere consultati che va colta senza indugio: il modo migliore, per i prossimi amministratori della città, di disegnarne il futuro, abbandonando, magari temporaneamente, le grandi opere, per intervenire dove le domande di cambiamento sono più giustificate e sono state meno ascoltate. Presidente dellOrdine degli architetti di Torino
TORINO - Una partita tra addetti ai lavori. Lurbanistica e la gente inascoltata
La gestione urbanistica in Italia è un esercizio autoritario che nasce durante il fascismo. Le competenze urbanistiche sono state trasferite alle regioni più di trent'anni fa, ma il procedimento di consultazione rimane lo stesso. Le "osservazioni" presentate dai cittadini sono spesso richieste private di diritti edificatori e non proposte di utilità collettiva. La globalizzazione ha portato a una maggiore flessibilità e velocità decisionale, ma la partecipazione popolare non ha trovato spazio. In tempi di crisi, si può finalmente riflettere sui bisogni e sulle attese della gente comune. Ciò che è necessario è un ritorno di interesse per una vita di relazione più coinvolgente e una consultazione più attiva dei cittadini.
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