Via libera dalla Sala Rossa alla variante urbanistica 200. Con 28 voti favorevoli e 4 contrari è stata approvata la delibera che getta le basi per una radicale trasformazione di Barriera di Milano, recuperando spazi come lex scalo merci Vanchiglia e il trincerone ferroviario tra via Gottardo e via Sempione, trasformando lasse in un boulevard dove sotto correrà la linea 2 della metropolitana. «Sulla variante 200 cè stato un confronto politico profondo, che ha portato al miglioramento della stesura iniziale del progetto - sottolinea Chiamparino - ed ora portiamo a casa una delibera di valore storico». Il primo cittadino considera il voto di ieri pari a quello del 1994, quando si approvò il piano regolatore del Comune: «Allora si trattava di dare il via alle spine e di recuperare gli spazi dismessi da ferrovie grazie allinterramento dei binari. Oggi stiamo facendo un lavoro analogo. Ricuciamo una parte di città, riqualificando il trincerone, uno dei simboli del degrado urbano. Nei prossimi 15 anni la città sarà impegnata a lavorare su una delle sue aree più critiche, che però offre le opportunità maggiori». Soddisfatto lassessore allUrbanistica, Mario Viano: «Rivendico con orgoglio il lavoro fatto - ha detto lassessore Viano - questa variante prova a sintonizzarsi con le nuove realtà che investono la città. Siamo partiti dalla dismissione del sedime ferroviario per proporre una nuova infrastruttura, la linea 2 della metropolitana, che andrà a coprire zone oggi ancora completamente scoperte. E puntiamo a finanziare quella stessa infrastruttura creando riqualificazione urbana». A favore della variante tutti i partiti di maggioranza, a partire dal Pd che con Andrea Giorgis ha sottolineato il valore strategico dellopera, mentre Marco Grimaldi di Sinistra e Libertà ha messo laccento sulla sostenibilità, sulla prima variante ad emissione zero, tra aree pedonali, zone 30 e piste ciclabili. Polemica la Lega Nord che con Mario Brescia parla «di dissesto economico e urbanistico». E il consigliere del Carroccio si merita una replica del sindaco: «Voglio ricordare che lascio una città che, a fronte di 5 miliardi di debiti, vanta 8 miliardi di attivo. Questo significa che ogni cittadino torinese ha circa 3mila euro di attivo pro-capite. Il problema sono i tagli da Roma e il flusso di cassa, ma gli investimenti in opere non si sono fermati». (d. lon.)