Con la cultura non si mangia; e se la cultura non ha da mangiare, che cosa può fare? Può andare allelemosina. E questo quello che sono stati costretti a fare i Musei Civici di Bologna dando in affitto loro spazi, secondo una precisa tabella tariffaria. Ma per fare che cosa? Incontri, compleanni, matrimoni, ma forse anche tornei di burraco che sono tanto di moda. E poiché, almeno da ciò che riporta larticolo apparso su Repubblica Bologna dell11 febbraio, chiunque potrà accedere semplicemente pagando una tariffa, i musei ospiteranno di tutto. Ci sarà "lobbligatorietà dellaffitto". E comprensibile che in momenti di crisi gravissima ci si debba preoccupare di reperire fondi, ma siamo sicuri che questa ultima trovata sarà davvero tanto redditizia e non si risolverà invece nella incerta raccolta di pochi spiccioli e nella sicura perdita di credibilità? I musei hanno una storia e una vocazione che vanno rispettate. Una cosa è raccogliere fondi per attività istituzionali ospitando iniziative concordate, altro è mettere i musei civici bolognesi sul mercato degli affitti per occasioni familiari e private, secondo unofferta strutturata con tanto di tariffe differenziate per tipologie duso. E un impiego deviato delle istituzioni museali che non può essere giustificato neppure dalla miseria pubblica di questi tempi. La miseria mette alla prova, come si sa, la nobiltà degli intenti. Lautrice, direttrice del Museo civico archeologico dal 1972 al 2009, nel 2010 ha ricevuto il premio Icom alla carriera