Gentile Direttore, negli ultimi mesi si è infuocato il dibattito sul passato, presente e futuro del Madre, di cui mi onoro di essere il curatore generale sin dal 2005, anno della sua fondazione. Personalmente non ho mai partecipato alle polemiche che si sono man mano succedute, perché caratterialmente non ne sono capace e molto spesso dubito della loro reale efficacia. Ci tengo però a questo punto ad intervenire, anche prendendo spunto dell'articolo di ieri a firma di Tomaso Montanari, per provare a fare chiarezza su una serie di imprecisioni fattuali che vedo continuamente reiterarsi sulla stampa, allo scopo di contribuire ad un dibattito, mi auguro più costruttivo, perché basato su realtà inconfutabili, a prescindere dall'opinione che ciascuno di noi possa avere sulle ragioni o l'utilità dell'esistenza del Madre. In tutte le città dell'occidente, contrariamente a quanto scritto da Montanari, le istituzioni museali che si occupano di contemporaneo (ma anche di antico) sono state fondate direttamente e in qualche raro caso solo indirettamente dalle amministrazioni pubbliche e perciò sempre per volontà politica, sia essa di un re o di un consiglio comunale. Sono inoltre finanziate dagli enti pubblici in maniera preponderante in Europa ed di fatto interamente in Italia ed il Madre sicuramente non fa, e vorrei aggiungere non potrebbe, fare eccezione. Infatti è così per i vari acronimi sparsi per la penisola, dal Maxxi al Mart, dal Mambo al Macro, se non mi sbaglio. Nessuno può negare che l'attuale contingenza economica, della Campania in particolare e del paese in generale, costringa a porre delle riduzioni consistenti delle spese e a cercare delle fonti, anche sostanziali, di finanziamento alternativo dell'attività museale attraverso il contributo di enti od individui privati; ma questo può avvenire solo gradualmente e senza diminuire la qualità e l'offerta culturale dell'istituzione. Chi avrebbe interesse o piacere a finanziare un museo in agonia? Inoltre, frequento Napoli da abbastanza tempo da avere l'impressione che ancora non esista una tradizione consolidata di mecenatismo diffuso verso le attività culturali come avviene in altri paesi, anche se sono sicuro che con il tempo questo potrà accadere, forse anche quando i benefici fiscali di cui parla Montanari saranno una realtà e non un sogno. Sempre rispondendo a Montanari, ma col solo desiderio di fare chiarezza, il mercato dell'arte sarà anche multimilionario (così come lo è quello dell'arte antica), ma proprio per questo, poiché accentra grandi interessi economici, deve essere separato nettamente dalla gestione delle attività museali, che devono necessariamente rimanere trasparenti ed indipendenti nelle scelte culturali. Io ho vissuto e lavorato molti anni in Gran Bretagna, dove i galleristi non fanno certo parte di nessun consiglio di amministrazione o comitato scientifico di musei, ma piuttosto li sostengono attraverso sovvenzioni in denaro e donazioni di opere, cosa che mi piacerebbe veder accadere anche da noi un giorno. Non posso che essere d'accordo con Montanari che il caso del monumento funebre di Isabella Guevara sia a dir poco scandaloso ed inaccettabile, come purtroppo molti altri casi simili in città. Ma davvero vede un nesso diretto tra i fondi per il Madre e la salvaguardia del patrimonio artistico del passato? Crede che veramente un taglio netto e drastico dei fondi al Madre risolverebbe i problemi delle chiese del centro storico o quelli di Pompei? Forse, una città civile è quella che salvaguarda l'arte del passato e quella del presente, a prescindere. Anche perché mi sembra che la cultura continui ad essere quasi tutto quello che possiamo offrire al mondo in questo momento. Mario Codognato Curatore Generale MADRE
Polemica MADRE - Musei d'arte contemporanea? Dovunque li finanzia il pubblico
Il curatore generale del Madre, Mario Codognato, risponde a un articolo di Tomaso Montanari che critica la gestione del museo. Codognato afferma che le istituzioni museali sono state fondate dalle amministrazioni pubbliche e sono finanziati in maniera preponderante dagli enti pubblici. Egli sostiene che la riduzione dei fondi per il Madre non risolverebbe i problemi delle chiese del centro storico o di Pompei e che la cultura continui ad essere un'offerta importante per il mondo. Codognato critica anche il mercato dell'arte e sostiene che deve essere separato dalla gestione delle attività museali.
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