Quello della presenza italiana in Iraq è un argomento che scatena polemiche furibonde, in Parlamento e non solo. Da una parte c'è chi vede la nostra presenza in Iraq nell'ottica di una mera questione di interessi economici, dall'altra chi sottolinea l'importanza dell'intervento militare per la sicurezza mondiale. In ogni caso non possiamo astenerci dal sottolineare lo spirito di solidarietà e di generosità che anima i militari italiani nei loro interventi ed il sentimento di riconoscenza che la popolazione irachena dimostra nei loro riguardi. In particolare desideriamo dare testimonianza a chi con coraggio, in quelle zone martoriate, rischia la propria vita per compiere l'importante lavoro di tutelare e salvaguardare i beni culturali di questa terra, culla di civiltà, dalla millenaria tradizione culturale. Due interessantissimi filmati inediti realizzati in Iraq dal Maggiore dei Carabinieri Michele Facciorusso e presentati ad AsoloArtFilmFestival 2004 ce ne offrono l'occasione. Documentano azioni compiute dalle forze addette alla salvaguardia e tutela dei Beni Culturali in Iraq, tra le quali la presenza italiana è davvero importante e qualificata. Abbiamo avuto l'opportunità di intervistare l'autore dei due video, nonché specialista nel settore culturale per le forze di polizia in Iraq, Michele Facciorusso, Maggiore dei Carabinieri, che ha iniziato parlandoci dei compiti e delle missioni delle forze italiane in Iraq. "Sono arrivato a Baghdad nell'ottobre 2003 per dare il cambio ad un collega che aveva collaborato con l'Ambasciatore Cordone, e sono stato affiancato dall'Ambasciatore Mario Bondioli Osio, all'epoca Primo Consigliere del Ministro dalla Cultura Irachena. Io ero lì con il compito di catalogare i reperti archeologici rubati dal museo di Baghdad dopo la guerra, e quindi lavoravo moltissimo al Museo, ed inoltre dovevo collaborare con l'Ambasciatore Bondioli Osio al progetto per la creazione del corpo di guardie FPS (Facility Protection Service), polizia specializzata nella protezione del patrimonio archeologico. Questo corpo, è inizialmente nato dall'esigenza di proteggere i siti archeologici dell'Iraq e successivamente da quella di creare una forza di polizia specializzata nella salvaguardia del patrimonio culturale iracheno. Il progetto è iniziato a Baghdad con l'istituzione di corsi per gli istruttori .Questo programma di addestramento, per volere dell'UNESCO, è proseguito recentemente in Giordania ad Amman. Per quanto mi riguarda, sono rientrato in Italia a fine gennaio quindi, a settembre, sono partito per la Giordania per continuare il progetto iniziato a Baghdad con l'Ambasciatore Osio, e mi sembra che il progetto stia dando i suoi frutti". Sappiamo che ad AsoloArtFilmFestival sono stati presentati i due filmati che lei ha realizzato durante importanti operazioni all'interno del progetto per la salvaguardia dei beni culturali iracheni. Effettivamente ad Asolo abbiamo portato due filmati: il primo tratta di una missione eseguita nel contesto dell'operazione "Antica Babilonia", con le forze del MSU, all'interno del quale è presente una nostra squadra di carabinieri specializzati, facenti parte del comando per la tutela del patrimonio culturale; la missione era finalizzata a reprimere il fenomeno dei saccheggi nei siti. E' stata filmata l'intera operazione, dalla partenza dagli aeroporti di Kahlil e Nassiriya con l'imbarco delle squadre, l'individuazione del sito archeologico saccheggiato e la cattura dei looters, che in quel momento stavano effettuando gli scavi clandestini. Le immagini non sono delle migliori, ma sono immagini operative riprese nel corso della missione e danno proprio l'idea di quello che succede normalmente e di quello che fanno i nostri militari specializzati nel settore nella zona di Nassiriya. Ovviamente vengono svolte anche operazioni che hanno altre finalità, mentre questa aveva come obiettivo la repressione dei saccheggi. Il secondo filmato riprende il primo scavo archeologico ufficiale dopo la caduta di Saddam. Infatti durante il regime agli archeologi iracheni era consentito solo il restauro e gli scavi erano affidati a stranieri. Erano veramente entusiasti, gli archeologi iracheni di questo loro primo diretto intervento. Tornando all'operazione del primo filmato, si tratta di missioni particolarmente pericolose? In questa missione, anche se poi sono stati trovati dei Kalashnikov, non sono stati esplosi colpi da arma da fuoco. Però, considerando che attualmente tutti quanti girano armati, c'è sempre la possibilità chepossa succedere qualche dosa certamente non sono missioni tranquille. Quando si arriva sul posto si trovano spesso bande organizzate, composte anche da quaranta-cinquanta persone tutte armate, e il rischio di un conflitto a fuoco è alto, però il dispiegamento delle forze aeree con l'arrivo degli elicotteri e di un numero di forze adeguate spesso induce i looters a non reagire, a non sparare perché temono di soccombere. Sono operazioni organizzate con tutti i parametri militari di sicurezza che vengono impiegati per le missioni in zona di guerra. Certamente però non tratta di situazioni semplici. Può darci un'idea dell' importanza della presenza italiana all'interno di queste missioni? Posso dirle che ad esempio a Nassiriya c'è un contingente italiano che opera nell'ambito della missione "Antica Babilonia": sono presenti i carabinieri e le forze armate dell'esercito. In particolare noi come carabinieri siamo presenti con I'MSU (Multinational Specialized Unit), all'interno del quale c'è un'aliquota specializzata di carabinieri per la tutela del patrimonio culturale che sono addetti specificatamente al settore archeologico: il loro compito è quello di individuare e catalogare i siti, addestrare le guardie FPS, schedare tutti i reperti che vengono trovati e soprattutto formare il personale iracheno. Le forze alleate riconoscono il valore di questo tipo di esperienza che le forze italiane hanno anche a livello operativo? Abbiamo grandi riconoscimenti a livello internazionale da parte delle varie forze di polizia, in partico-lar modo quelle inglesi ed americane; il loro interesse nei nostri confonti è molto alto: ci guardano, studiano il nostro reparto, le nostre attività, come siamo organizzati e poi cercano di imitarci. Come si svolge l'attività di catalogazione e cosa può fare una persona che desideri sapere qual è la situazione dei reperti? Come carabinieri abbiamo un sito in cui sono catalogate tutte le opere d'arte rubate da vent'anni a questa parte e all'interno della nostra banca dati sono stati censiti anche tutti i reperti portati via dal museo di Baghdad e da noi registrati. Chi vuole conoscere la situazione dei reperti può accedere al sito dell'arma dei carabinieri, quindi andare nel link che riguarda il patrimonio culturale, cercare la parte riguardante l'Iraq e qui può trovare i reperti archeologici catalogati che sono stati rubati dal museo di Baghdad. Possiamo dire che in questo siamo i primi a livello internazionale. Torniamo ai video presentati ad Asolo. Ci può dire qualcosa di più del secondo filmato? Come le ho accennato prima in questo filmato abbiamo immagini del 15 gennaio di quest'anno quando è stato inaugurato il primo scavo ufficiale iracheno, dopo la caduta del regime di Saddam, realizzato da archeologi locali in collaborazione con le forze del MSU. Tutto è stato coordinato da Baghdad dall'ambasciatore Bondioli Osio. Abbiamo ripreso in diretta l'apertura delle tombe ritrovate in un sito vicino alla zona di Dhykar da parte degli archeologici iracheni. Questo è stato uno dei vanti dell'Ambasciatore Bondioli Osio, che ha agito coordinando il proprio lavoro con il Ministero della Cultura iracheno e coordinando le forze italiane che hanno assicurato la protezione. Si è inoltre avvalso dell'esperienza dei militari italiani addetti alla tutela del patrimonio culturale: abbiamo, dapprima, individuato questo sito durante un sorvolo, quindi abbiamo dato la possibilità agli archeologi iracheni di verificarne la validità storica, ed infine sono iniziati gli scavi che, possiamo proprio dirlo, sono stati promossi dagli italiani. Per gli Iracheni è stato un evento molto importante, si è trattato del primo scavo ufficiale dopo tanto tempo. Il film, in particolare, riprende l'arrivo delle forze italiane sullo scavo mentre gli archelogi iracheni stavano effettuando la scoperta di una tomba. Quali sono i rapporti con la popolazione locale? Apprezzano il lavoro che si sta facendo? I rapporti con gli iracheni sono molto buoni, anche perché la cultura ci fa arrivare dappertutto, parliamo la stessa lingua anche se siamo di etnie diverse: questo ci offre la possibilità di stabilire dei buoni rapporti. Riuscire ad intendersi con la popolazione locale è stato molto importante. Abbiamo avuto notizia che la sua permanenza in Iraq è stata funestata da un attentato durante il quale ha perso la vita un'interprete locale. Ce ne può parlare? Purtroppo ho subito un attentato nel quale è morta la mia interprete. L'otto gennaio di quest'anno eravamo appena usciti dal Museo di Baghdad e stavamo rientrando nella green zone quando siamo caduti in un'imboscata: ero sulla mia jeep con un sergente americano e dietro era seduta la mia interprete irachena. Quel giorno l'ambasciatore Bondioli Osio non era lì con me, e questa è stata la mia fortuna perché altrimenti sarei morto io che di solito ero seduto dietro quando c'era lui. Vorrei, per concludere, avere l'opportunità di parlare delle persone che hanno lavorato con noi: gli archeologi, il professor Giovanni Curatola, e tante altre persone che lavoravano per aiutare gli Iracheni. Penso che tutti insieme: noi militari, gli archeologi, gli addetti del centro scavi di Torino, abbiamo formato una bella squadra, che ha fatto e sta facendo un bellissimo lavoro. Insomma, abbiamo cercato di portare un po'd'Italia anche in Iraq.
Il Tempo
5 Novembre 2004
I carabinieri difendono il patrimonio iracheno
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Bene culturale
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