Hawass: è come aver preso la Gioconda "Stiamo cercando i pezzi scomparsi e speriamo ancora di trovarli. Crediamo che gli autori del furto siano dei balordi, non dei professionisti, e quindi confidiamo nella possibilità di recuperare i tesori della nostra storia». Zahi Hawass, nominato ministro dei Beni Archeologici da Mubarak prima della dimissioni, si aggrappa ancora alla speranza, dopo la scoperta che nel Museo Egizio del Cairo mancano otto capolavori. - Quando le parlammo dopo il saccheggio del 28 gennaio, lei disse che gli aggressori avevano solo aperto tredici casse e rotto diciassette pezzi. «Era quello che sapevo al momento. Poi abbiamo fatto un inventario più approfondito, e abbiamo scoperto che le opere danneggiate erano settanta e otto erano scomparse». Può stimare il loro valore? «No. Non hanno prezzo». Lei ci aveva anche detto che i responsabili del saccheggio erano stati tutti arrestati. Non è così? «Sono stati arrestati all'uscita dal Museo, denunciati dagli stessi manifestanti, e ora si trovano sotto la custodia dei militari». E allora perché non avete recuperato anche la refurtiva? «Non l'avevano con loro. Può darsi che l'abbiano passata a qualche complice, oppure gli autori del furto erano altri». Perché confidate ancora di ritrovare gli otto capolavori perduti? «Intanto stiamo cercando anche sotto i tavoli del Museo, perché può darsi che questi pezzi siano semplicemente caduti e non li abbiamo ancora individuati. Nello stesso tempo stiamo dando la caccia anche all'esterno, con tutti i mezzi a disposizione: non è facile far sparire opere del genere». I ladri non potrebbero venderli clandestinamente a qualche collezionista privato? «È molto difficile: sarebbe come rubare la Gioconda e poi cercare di piazzarla sul mercato. Noi siamo convinti che i ladri non siano dei professionisti: sono dei balordi capitati là per caso, e quindi prima o poi faranno un passo falso». Anche il numero dei pezzi danneggiati è definitivo? «Sì, settanta». Lei ci aveva detto che erano tutti riparabili: può confermalo? «Sì, il restauro di tutte le opere danneggiate verrà completato domani». Quando potrà riaprire il museo? «Presto, molto presto. Spero entro la settimana, o quella prossima». Ci sono stati altri furti o danneggiamenti? «No. Le Piramidi, Luxor e Saqqara sono al sicuro. A Dashur è stato aperto un magazzino, ma abbiamo verificato che non manca nulla». Cosa ha provato quando ha scoperto i danneggiamenti e il furto? «Un grandissimo sconforto. Questa è la nostra storia, se la distruggiamo smette di esistere lo stesso Egitto. Durante gli scontri mi aveva rincuorato il fatto che la gente comune aveva protetto i nostri tesori, e quindi avevo detto che il Paese era al sicuro, se lo erano i capolavori archeologici. Oggi, purtroppo, queste nuove scoperte che abbiamo fatto mi fanno dubitare del futuro dell'Egitto».