Gli ultimi 15 mesi di storia della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze sono costellati di episodi (poco noti) che sottolineano sprechi, provocano danni e fanno emergere dubbi. Andiamo con ordine. I1 4 novembre 2009 piovve così tanto a Firenze che al terzo piano del magazzino manoscritti della Nazionale si danneggiarono dei libri della raccolta Guicciardini. Fece seguito un intervento di parziale messa in sicurezza del sovrastante tetto che, come vedremo, si rivelò non bastante. Passarono dei mesi e l'allora direttrice, Antonia Ida Fontana, dopo aver incassato dal Ministero della Cultura (il 19 luglio 2010) assicurazione sui tagli pesanti che si sarebbero abbattuti sulla biblioteca, si rivolse alla Commissione Cultura della Camera dei Deputati che stava stilando la lista dei beneficiari di circa 52 milioni di euro. Il 23 luglio venne spedita la richiesta ufficiale di 230mila euro destinati in particolare a: «Sicurezza del Laboratorio di Restauro sito in piazza S. Ambrogio: rifacimento dell'impianto antiintrusione e antincendio" e «Restauro funzionale della Sala Galileo e corridoi adiacenti, nel complesso monumentale di piazza Cavalleggeri». Come appare evidente, la Fontana non chiese un euro per i danni da pioggia del novembre 2009, quindi è ragionevole ritenere chi vi avesse già provveduto. Per sua sfortuna, invece, il 29 luglio 2010 l'acqua piovana causò danni ancor peggiori, così riassunti nel passaggio di Mariarita Signorini all'interno dell'articolo «Biblioteche: cronaca di una morte annunciata», pubblicato sul bollettino n. 457 di Italia nostra: «Lo scorso luglio, per i violenti temporali, nella Biblioteca Nazionale centrale di Firenze è piovuto nel magazzino dei manoscritti. Non è stata la prima volta; gli aggiusti provvisori non hanno retto all'impatto. L'acqua è colata dal soffitto sulle campate di metallo dove sono collocati gli incunaboli, danneggiando particolarmente quelli degli scaffali superiori, in cui si trovano anche alcuni esemplari postillati». Culturalmente parlando, una tragedia. Passata sotto silenzio. Tra l'altro di quei danni esiste anche una documentazione fotografica che, tuttavia, Italia Nostra non ha mai voluto diffondere. Comunque è chiaro che i lavori eseguiti al tetto del magazzino manoscritti all'indomani dei danni del 4 novembre 2009, magari furono anche impegnativi ma evidentemente non bastarono a evitare il ripetersi e l'aggravarsi di simili episodi. Inoltre, sette giorni dopo (il 5 agosto), una nuova pioggia causò delle infiltrazioni nelle cosiddette «capanne», ambienti dove sono custoditi i quotidiani. E i segni si vedono tuttora. Se a questi tre episodi aggiungiamo anche la «cascata» d'acqua dal lucernario della sala di lettura del novembre 2009 (per la rottura di un tubo), affermare che i tetti della Nazionale sono un colabrodo non è un eufemismo. Nel frattempo, però, la V Commissione della Camera si era riunita (il 30 luglio) e aveva deciso (con un decreto del Ministero delle Finanze varato il 28 ottobre e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 9 novembre sempre del 2010) di assegnare alla Nazionale per «risistemazione e recupero di parti della Biblioteca Nazionale» la cifra di 400mila. In pratica alla Fontana arrivano 170mila euro in più di quanto richiesto. È chiaro che, quando avvengono questi stanziamenti, il dirigente deve poi rendicontare come vengono spesi i soldi, ma la differenza tra quanto richiesto il 23 luglio e quanto assegnato a novembre in che modo è stata impiegata? Ci sono dei preventivi? Con quali ditte? Per quali lavori? Interventi definitivi o tampone? Che si fa, aspettiamo le prossime piogge torrenziali per capirlo? La questione, che solo apparentemente sembra complicata, invece è semplicissima, ma presenta un dubbio ulteriore. Nella lettera spedita il 23 luglio 2010 alla onorevole Rosa De Pasquale della Commissione Cultura della Camera, la direttrice Fontana chiedeva soldi per mettere in sicurezza il laboratorio restauro della Nazionale che si trova adiacente alla chiesa di Sant'Ambrogio. La cosa curiosa, e di molto, è che nella nota che la direttrice spedì il 30 settembre 2010 alla Direzione Generale per le Biblioteche del Mibac, all'allegato 4 si chiede di prendere in considerazione «il trasferimento del laboratorio nella sede centrale di piazza Cavalleggeri (che) consentirebbe una riduzione importante di luce, acqua riscaldamento, condizionamento, telefono...» e si prevede che «occorrerà fare un piccolo investimento per il trasporto delle attrezzature...». Ma come? Il 23 luglio la direttrice si raccomandava alla V Commissione della Camera per ottenere i soldi da destinare alla messa in sicurezza il laboratorio e il 30 settembre chiede al Mibac dei fondi per il suo trasloco? È la cronaca di uno spreco conclamato o di un cambio di rotta che non può rimanere senza conseguenze? Francamente non riusciamo a capire fino in fondo quel che è accaduto. Per cui è inevitabile il perdurare di una serie di dubbi ulteriori. Oltre i suddetti 170mila euro in più, da quei 400mila euro ricevuti dalla Camera va scorporata la cifra destinata al laboratorio: ma questa era già stata spesa? E se non è avvenuto, è stata impiegata per altri interventi? Quali? E come se non bastasse la nuova direttrice, Letizia Sebastiani, ha ereditato tutto questo...
Firenze. Biblioteca Nazionale Centrale: da 15 mesi sprechi, danni, dubbi
La Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze ha subito diversi episodi di danni negli ultimi 15 mesi, tra cui la pioggia del 4 novembre 2009 che ha danneggiato i libri del magazzino manoscritti, e la successiva mancata messa in sicurezza del tetto. Nel 2010, la direttrice Antonia Ida Fontana ha richiesto fondi per la sicurezza del laboratorio restauro e per il restauro della Sala Galileo, ma non ha richiesto fondi per i danni da pioggia del novembre 2009. La Commissione Cultura della Camera ha assegnato 400mila euro alla Nazionale per la risistemazione e il recupero di parti della biblioteca, ma non ha chiarito come siano stati impiegati i fondi.
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