Dopo le levata di scudi per il pagamento fino a 5 euro Il tributo di soggiorno ha provocato la rivolta di 34 mila esercenti. E il ministro Brambilla promette di darla al turismo Avevano pensato persino a una serrata del 17 marzo, il giorno in cui verrà celebrato il 150 anniversario dell'Unità d'Italia. Gli albergatori italiani di tassa di soggiorno non vogliono proprio sentire parlare. Eppure questa rappresenta una delle prime novità del federalismo fiscale: da 50 centesimi a 5 euro a carico degli alberghi, dunque dei turisti. Una decisione che ha scatenato furibonde polemiche al punto da «costringere» il ministro al turismo Brambilla a un intervento che garantisse che gli introiti della tassa di soggiorno fossero destinati esclusivamente al comparto. «Sarebbe l'unico elemento che potrebbe aiutarci a ingoiare il rospo dice Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi perché comunque questo rimane un provvedimento sbagliato. Innanzitutto perché crea un ulteriore gap con i nostri concorrenti: in Francia, nostro maggior competitor, la tassa si ferma a 1,20 euro. A questo si aggiunga che gli albergatori francesi hanno un'Iva al 5,5, gli spagnoli al 7 e gli italiani devono fare i conti con l'aliquota del 10. Tutti ostacoli alla nostra competitività che pesano come macigni in periodo di crisi dura come quella attuale». I proventi Però adesso si parla di vincolo d'uso per questa tassa molto diffusa anche negli Usa. «Negli Stati Uniti però la pagano obietta Bocca tutti gli operatori legati al turismo: musei, commercianti, ristoranti. In merito alla destinazione, ci crederemo quando verrà realizzata. Servono strategie più incisive e soluzioni più competenti per aiutare la nostra industria. Ma prima bisognerà considerarla alla stessa stregua degli altri settori industriali e magari invitare anche noi al tavolo prima di prendere delle decisioni». Di recente anche TripAdvisor, il sito di recensioni di viaggio più grande del mondo, ha lanciato un sondaggio tra i suoi utenti ed emerge che il 62 del campione ritiene che la tassa di soggiorno rappresenterebbe solo un'ulteriore spesa per i viaggiatori internazionali e nostrani rischiando così di scoraggiare il turismo in Italia. Eppure, in tempi di casse statali prosciugate, l'idea di poter contare su un tesoretto da reinvestire nel sistema turismo fa gola a tanti. «È indubbio che quei soldi rappresentino una grande opportunità per il nostro comparto spiega Patrizio Cipollini, direttore del Four Season's di Firenze . Il nostro sistema per essere rilanciato ha bisogno di infrastrutture all'avanguardia: aeroporti, stazioni, porti autostrade rappresentano il primo biglietto da visita. E poi servizi e personale in grado di valorizzare le città d'arte e quella a forte richiamo naturalistico. Se i ricavi di questa tassa andassero al nostro settore, potrebbero costituire il volano del rilancio. In merito all'entità della tassa di soggiorno, invece, si potrebbe pensare a qualche ritocco: i nostri clienti, come tutti quelli dei cinque stelle non fanno caso a cinque euro. Ma per gli alberghi di categoria inferiore può essere un forte handicap. Sarebbe meglio pensare a tariffe proporzionate alla categoria delle strutture». Le richieste Ma le proteste dei 34 mila albergatori italiani si estendono a tutte le carenze evidenziate dal sistema: durante la crisi il governo ha varato incentivi per molti settori (motorini, elettrodomestici, cucine, edilizia) ma mai è stata creata una soluzione su misura per il turismo. Eppure molti osservatori internazionali indicano questo come il ramo d'industria potenzialmente più forte per un paese che rischia di vedere gran parte del suo manifatturiero delocalizzato all'estero. Allo stato attuale invece il turismo, malgrado produca circa il 10 del Pil italiano e occupi 1'11 della forza lavoro, non sembra avere grande peso politico. Forse, anche perché risulta composto quasi esclusivamente da piccole realtà imprenditoriali che esprimono un peso politico inferiore a quello che esercitano le grandi catene internazionali in altri paesi. Il gruppo Hilton, in tal senso, è uno di quelli che va in controtendenza continuando a scommettere sull'Italia: sintomatico il caso di Genova dove qualche giorno fa è stato siglato l'accordo per un Hampton by Hilton. «L'Italia rimane nella top five delle destinazioni mondiali e per il nostro gruppo rappresenta un mercato strategico molto importante spiega Alan Mantin, senior development director Southern Europe Africa, Hilton Worldwide . Proprio la caratteristica italiana di avere carenza di grandi catene, soprattutto nel target medio, crea le condizioni migliori per un brand diversificato come il nostro». Eppure rimane esigua la presenza di grandi catene straniere sul territorio italiano. «11 problema maggiore continua Mantin è rappresentato dalle strutture poco adatte alle grandi catene che chiedono sempre molte camere e servizi adeguati, mentre la tradizione italiana è fatta di piccole realtà a gestione familiare. Anche la tassa di soggiorno non sembra un elemento d'aiuto, temo possa essere un problema soprattutto per la convegnistica: quando bisogna decidere dove prenotare un evento per migliaia di persone il costo della tariffa diventa determinante». «Utilizzare i proventi per la promozione». Giannuzzi: altro ostacolo per il Paese di Barbara Millucci Sono stati i primi a fare del Sud della Sardegna una destinazione vip apprezzata quasi quanto la Costa Smeralda. Il Forte Village è uno dei punti di riferimento per il turismo sardo. Lorenzo Giannuzzi è il managing director del gruppo alberghiero Eleganzia, 11 strutture extralusso, di cui Emma Marcegaglia è socio di riferimento insieme ad Andrea Donà delle Rose e all'ingegnere Massimo Caputi. Il turismo al sud è in calo, secondo lei la tassa di soggiorno contribuirà ad aiutare il settore? «In Sardegna, i soggiorni sono lunghi e i nuclei familiari numerosi spiega il manager . Già siamo penalizzati rispetto a chi ha vantaggi sull'Iva e sul costo del personale, un'imposta del genere non farebbe che ostacolare la competitività dei pacchetti. La tassa penalizza ancora più il nostro Paese. Vista poi la facoltà dei comuni di decidere se applicarla o meno, ci sarebbero non poche discriminazioni. Spiegare ai clienti, perché ad esempio nel comune accanto l'imposta non si paga, diventerebbe difficile». Secondo lei, dove andrebbero reinvestiti i proventi? «Nell'ambito della promozione turistica, mentre probabilmente al settore turistico arriverà ben poco». A Roma i saldi valgono anche per le camere d'albergo, che tipo di politiche di stagionalizzazione attuate per attrarre turisti tutto l'anno? «Abbiamo capitalizzato un aspetto che pochi conoscono: il nostro clima classificato come subtropicale. Nei Paesi nordici ci siamo imposti come destinazione alternativa per chi è alla ricerca di caldo anche in inverno. Le nostre strutture congressuali e leisure offrono appeal anche fuori stagione. A novembre abbiamo ospitato nel Forte Village Resort, a Santa Margherita di Pula, premiato come migliore resort al mondo, il lancio della nuova Volkswagen con 15mila persone. Erano giornate estive». Tra gli altri eventi ospitati nel Forte Village, anche il G8 degli imprenditori lo scorso aprile. Mentre il vero G8, che doveva svolgersi alla Maddalena, fu poi spostato a L'Aquila, ma sull'isola è rimasta una struttura nata apposta: La Maddalena Hotel Yacht Club. Per il futuro, il gruppo è in trattative per aprire quattro nuovi alberghi. Uno nel cuore di Milano (ristrutturazione di un ex hotel), gli altri a Roma, Val d'Aosta e Dolomiti. Baglions Hotels. «Il momento è inadatto Ma chi innova cresce» Polito: «difficoltà se non si investe» di Michele Avitabile Per vincere la concorrenza delle imprese turistiche internazionali, alimentata anche dal tumultuoso sviluppo di Internet, è necessario investire in alberghi di lusso capaci di offrire ospitalità dal sapore italiano, strutture di design e un'elevata qualità dei servizi alla clientela. E' la strategia di Guido Polito, 33 anni, vice presidente di Baglioni Hotels, gruppo alberghiero proprietario e gestore di 11 strutture presenti in Italia, Francia e Regno Unito. «Se ci sono operatori in difficoltà esordisce Polito è perché, nella maggioranza dei casi, non hanno saputo cogliere in tempo il vento del cambiamento. La verità è che l'Italia ha così tante risorse naturali e culturali di livello mondiale, che molti imprenditori hanno pensato non fosse indispensabile investire nelle strutture e nella comunicazione». Una filosofia aziendale che oggi mostra tutta la sua fragilità. «Negli ultimi 10 anni spiega il vice presidente di Baglioni Hotels la Rete e i voli aerei low-cost hanno rivoluzionato il nostro lavoro. Tanto che adesso basta un clic e l'equivalente di una cena al ristorante per prenotare un viaggio in molte località internazionali. Ecco perché solo chi ha saputo riqualificare tempestivamente l'offerta può competere al meglio con la concorrenza. Noi lo facciamo dal 1973». E i risultati non sono mancati. Lo confermano i dati sulla clientela (85 straniera) e sul fatturato. Le presenze 2010 sono state 160mila (65 business, 35 vacanze), mentre il giro d'affari è stato di 37 milioni ( 16). «E una buona performance continua Polito . Soprattutto se letta alla luce della dismissione di tre alberghi avvenuta l'anno scorso. Le strutture di Bologna e Verona non raccoglievano una sufficiente clientela di lusso. Mentre l'Hotel Bernini Palace di Firenze è stato ceduto per offrire ai clienti solo strutture a "5 stelle". Ma non pensiamo solo alle vendite. Entro il 2012 apriremo un nuovo albergo di lusso a Marrakech e nel 2013 ne nascerà un altro a Mumbai. In entrambi i casi non saremo proprietari ma responsabili della gestione. Per il nostro management sarà un motivo di grande soddisfazione». Intanto, alle porte degli hotel nazionali, bussa la tassa di soggiorno. «E' una scelta che mi lascia perplesso conclude Polito . Non era il momento adatto per proporla, ma ben venga se le entrate saranno investite nel comparto turistico».