Ricadute economiche della cultura sul territorio, Torino e la reggia di Venaria si candidano a diventare capitali mondiali della ricerca nel settore. Il progetto, patrocinato dall' Unesco, potrebbe realizzarsi entro fine anno con l'apertura all'interno della Reggia sabauda di un centro internazionale di formazione e ricerca sull' economia della cultura e del patrimonio artistico. Alzi la mano chi avrebbe trovato modo migliore per concludere le celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia, che proprio nella reggia, patrimonio dell'umanità dal 1997, avranno una delle punte di diamante. A Venaria aprirebbe il settimo centro al mondo patrocinato dall'organizzazione culturale delle Nazioni Unite. Una chicca riservata finora solo a Pechino, Rio de Janeiro, Johannesburg, Oslo, Bahrein e a Zacatecas (Messico), ma la struttura torinese sarebbe la prima a carattere internazionale, slegata dalle macro-aree geografiche coperte dalle altre sedi. Il condizionale è d'obbligo fino alla decisione definitiva dell' assemblea Unesco, attesa per novembre. Però, stando alle voci di corridoio provenienti da Parigi, dove l'ente ha sede, il progetto sarebbe stato molto apprezzato. Le reazioni d'oltralpe fanno ben sperare per il via libera internazionale, mentre il nulla osta italiano è arrivato tra fine dicembre e inizio gennaio dai ministri degli Esteri e della Cultura, Frattini e Bondi. A scommettere sul centro sono in molti, pronti a sostenerlo con un investimento da 400 mila euro all'anno. Partner del progetto sono l'Università di Torino, la Iulm di Milano, la Federico II di Napoli, il Bit, i centri di ricerca Santagata e Siti, collegato al Politecnico. Ed è probabile che dopo il via libera di novembre anche le fondazioni bancarie decidano di partecipare alla cordata. «Verrà creato un ente di ricerca sul rapporto fra territorio, economia e siti culturali - anticipa uno dei primi promotori del progetto, Walter Santagata, docente di Economia della cultura all'Università torinese - Il punto di partenza è intendere la cultura come un capitale che può produrre reddito, posti di lavoro e incremento del turismo». Il centro funzionerà anche come luogo di formazione per gestori di musei, siti archeologici, mostre e manifestazioni che da ogni parte del mondo verranno a Torino per imparare a valorizzare e tutelare i loro prodotti. «Questa attività di formazione - aggiunge Santagata - da dieci anni è già realizzata a Torino attraverso il master del Bit "World heritage at work", che richiama professionisti da ogni parte del mondo». Per Venaria si prospetta un futuro parallelo: «Il centro della reggia sarebbe lo strumento attivo di ricerca e innovazione, dalle politiche della promozione culturale a quelle per le industrie creative del settore». Qualche esempio? Negli ultimi mesi l'equipe di Santagata, riunita nel centro studi intitolato alla figlia Silvia, si è occupata di analizzare l'effetto di donazioni private a sostegno dei poli culturali, del valore aggiunto dei marchi Unesco, del moltiplicarsi dei distretti culturali Tra gli altri proprio quello delle Langhe e del Monferrato, interessato dalla controversa candidatura a patrimonio dell'umanità, ma deturpato dalla cementificazione selvaggia.
Venaria settima meraviglia della cultura. A novembre la decisione dell'Unesco
Torino e la reggia di Venaria si candidano a diventare capitali mondiali della ricerca sull'economia della cultura e del patrimonio artistico. Il progetto, patrocinato dall'Unesco, potrebbe essere realizzato entro fine anno con l'apertura di un centro internazionale di formazione e ricerca. Il centro sarebbe lo strumento attivo di ricerca e innovazione, dalle politiche della promozione culturale a quelle per le industrie creative del settore. Il progetto è stato apprezzato anche dall'Unesco, e il nulla osta italiano è arrivato tra fine dicembre e inizio gennaio. Le fondazioni bancarie potrebbero decidere di partecipare al progetto con un investimento di 400 mila euro all'anno.
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