In vendita la quota del Fondo creato per le dismissioni Il primo tentativo per incassare almeno 87 milioni è andato a vuoto Adesso sparisce il vincolo: bando al miglior offerente assicurano: è lultimo tentativo. Le quote residue in mano a Palazzo Marino del primo fondo immobiliare, creato dal Comune per vendere i propri palazzi, vanno allasta per arginare la crisi di bilancio: questa volta, però, senza una base minima per la cessione. E così la vendita rischia di trasformarsi in una svendita. La delibera è passata due giorni fa nella seduta di giunta e riguarda la prima tranche della cosiddetta "Valorizzazione degli immobili di proprietà comunale": per fare cassa nel 2007 il Comune aveva deciso di disfarsi di 76 immobili, per un valore complessivo di 255 milioni. La cessione in blocco a una società di gestione del risparmio, la Bnp Paribas Reim, che avrebbe poi provveduto a vendere sul mercato i palazzi, prevedeva però un incasso immediato per il Comune (153 milioni) e il mantenimento del 40 per cento delle quote del fondo immobiliare (102 milioni) in mano a Palazzo Marino. Lasciando la scelta allamministrazione se tenerlo per cinque anni o incassare in anticipo lequivalente in denaro. È questultima la strada scelta dal Comune. Che ha deciso di cedere lintero pacchetto per trovare risorse da mettere in bilancio. E mentre le vendite degli immobili procedono con qualche difficoltà - visto il momento negativo del mercato immobiliare - anche la strategia del Comune non corre certo spedita. I primi tentativi del 2009 sono andati a vuoto: Palazzo Marino sperava di incassare subito, rinunciando quindi a future plusvalenze, i 102 milioni della sua quota originaria, ma non ce lha fatta. E anche il secondo tentativo, con la base dasta scesa a 87 milioni, non ha portato alcun risultato. Le condizioni imposte dal bando, infatti, non attiravano i privati, scoraggiati anche per il rischio ricorsi su alcuni degli stabili in vendita. Ecco perché ora, a pochi mesi da fine mandato la giunta ci riprova. Ma, per evitare un altro flop, decide di eliminare dal nuovo bando qualsiasi riferimento a cifre. «Noi un riferimento sotto il quale non intendiamo cedere le quote ce labbiamo, ma abbiamo deciso di non ufficializzarlo nel bando - spiega lassessore al Bilancio Giacomo Beretta - perché il nostro obiettivo, viste le condizioni attuali del mercato, è di capire cosa i privati possono offrirci, prima di decidere». Ma lammissione, esplicita, è proprio quella di una previsione di minori incassi, visto che la cifra "segreta" è comunque inferiore a quegli 87 milioni ipotizzati ancora pochi mesi fa. Le stime degli esperti dicono che uno sconto ammissibile potrebbe essere tra il 20 e il 30 per cento sulla cifra di partenza. Perché, come spiega Mario Breglia, il presidente di Scenari immobiliari «il problema attuale non è tanto quello del mercato, visto che il periodo nero è superato, ma la formula offerta dai fondi immobiliari». Ovvero: siccome non si acquista un palazzo, ma delle quote che comunque vengono gestite da altri (in questo caso il gruppo Bnp) «se avessi 50 milioni da spendere, sarebbe più comodo un altro tipo di investimento», sintetizza Breglia. Nessuno degli immobili rimasti nel fondo immobiliare 1 è stato stralciato, nonostante i problemi sollevati dai possibili acquirenti e le polemiche politiche su altri, ma a breve - assicura Beretta - partirà la nuova procedura di "manifestazione di interesse". Quarantacinque giorni per valutare le (eventuali) offerte, poi la decisione: vendere le quote, liberandosi così integralmente della proprietà di quegli stabili, oppure trovare un altro modo di fare cassa. Ma la partita, in ogni caso, non si dovrà trascinare: «Siamo certi di farcela entro la fine del mandato», promette Beretta. Soltanto se lofferta accolta dovesse essere sensibilmente inferiore alle attese, secondo la procedura, la vendita del fondo dovrà ripassare dallaula del consiglio comunale. «Ma anche se i regolamenti dicono questo, mi auguro che la giunta non voglia prendere una simile decisione senza sottoporla al Consiglio», attacca il capogruppo del Pd Pierfrancesco Majorino. Che parla apertamente di «svendita indifferenziata del patrimonio pubblico», e aggiunge: «Eliminare il tetto minimo vuol dire puntare a fare cassa velocemente senza guardare al valore reale di quanto il Comune sta cedendo». (a. gall. - or. li.)
MILANO - Comune, via ai saldi anti-crisi il tesoretto immobiliare va allasta
Riassunto in massimo 200 parole:
Il Comune di Milano ha deciso di eliminare il tetto minimo per la vendita delle quote del primo fondo immobiliare, creato nel 2007 per vendere i propri palazzi. Il primo tentativo di incassare almeno 87 milioni è andato a vuoto, e il secondo tentativo con una base minima di 87 milioni non ha portato alcun risultato. La giunta decide di eliminare il riferimento a cifre dal nuovo bando, per capire cosa i privati possono offrirci. Le stime degli esperti dicono che uno sconto ammissibile potrebbe essere tra il 20 e il 30 per cento sulla cifra di partenza. Il problema attuale non è tanto quello del mercato, ma la formula offerta dai fondi immobiliari.
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