La protesta I residenti: "Nelle 15 strutture spazi di cultura, basta centri commerciali" «No a speculazioni. Le caserme sono un bene pubblico: stop ai palazzinari». È rivolta per la vendita dei forti militari. Una mobilitazione che sta coinvolgendo tutte le zone della città dove si trovano le 15 caserme che dal ministero della Difesa sono passate nelle mani del Campidoglio che dovrà ora metterle in vendita. Volantinaggi, raccolta firme per la delibera di iniziativa popolare, striscioni e un manifesto che sarà presentato nella grande assemblea del 18 febbraio che coinvolgerà tutti i comitati di Roma per stilare un unico documento da consegnare al sindaco, Gianni Alemanno, entro il 22 febbraio, giorno in cui scade il termine per la presentazione delle osservazioni al "Piano di alienazione e valorizzazione degli immobili militari". La protesta, che ha portato alla creazione del "Comitato per luso pubblico delle caserme", si svolge su diversi fronti. Se da una parte i cittadini dicono no alla colata di cemento, poiché da 834mila metri cubi esistenti si potrebbe arrivare a oltre un milione e mezzo con laumento del 30 della superficie utile lorda; dallaltra i comitati rivendicano una partecipazione decisiva sulla riqualificazione dei forti. Gli edifici sono infatti disseminati in quartieri centrali o strategici: dal deposito materiali elettrici allinizio di via Flaminia allo Stabilimento trasmissioni in viale Angelico, dalla Direzione Magazzini Commissariato in via del Porto Fluviale (Ostiense) alla Caserma Medici in via Sforza, fino alla Nazario Sauro di via Lepanto, alla Reale Equipaggi di via SantAndrea delle Fratte, alla Caserma Ruffo sulla via Tiburtina e alla Donati del Trullo.«In questa operazione non cè interesse pubblico, lunico obiettivo è fare cassa per il demanio spiega Luigi Tamborrino di Campo Trincerato Il Piano regolatore viene sbrindellato. Si cambiano destinazioni duso, alterando così gli standard del territorio. Il dato sconvolgente è che si possono spostare le cubature da una zona allaltra. Cosi può accadere che in unarea centrale le cubature previste, ma non attuabili, vengano dislocate in altri ambiti più periferici e con maggiore terreno "compensando" le cubature e aumentandole per il valore immobiliare differente». Insomma, si rischia di sconvolgere il territorio. «Il problema incalza Tamborrino - è che si parte da quanta cassa bisogna fare per arrivare a decidere cosa fare. Si può comunque fare cassa, senza però arrivare ad una tale speculazione. Bisogna essere miopi per non vedere la forza che hanno queste caserme. Facciamo 10 Guggenheim, ma non 10 palazzine». Il timore è che le cubature arrivino in quartieri come Boccea o Tiburtino, già al collasso per lalta densità abitativa e per lemergenza traffico. «Stavolta non ci fermeremo davanti ai palazzinari dice Elio Romano, del Comitato Tiburtino per luso pubblico delle caserme - Nel V municipio abbiamo la Ruffo e la Gandin che sono due spine tra i vari quartieri. Il peso urbanistico è già eccessivo: no a case o centri commerciali, sì a teatri, luoghi dincontro, residenze temporanee per studenti. Siamo pronti ad avviare un concorso di idee». I 15 edifici militari, che confluiranno in un fondo immobiliare della Difesa, coprono una superficie totale di 82 ettari: di questi almeno il 30 dovrebbe andare in residenziale, un altro 30 ad esercizi commerciali e lultima parte è invece la cosiddetta "variabile", il 20 della quale destinata a servizi comunali oltre che alledilizia sociale. «Uno scempio. La parte pubblica deve salire almeno al 50», continua Tamborrino. E fa eco Renato Rizzo del comitato Forte Trionfale Boccea: «Questi beni non devono andare nelle mani dei privati. Per la caserma Ulivelli del Trionfale chiediamo che le palazzine per lesercito diventino tra dieci anni patrimonio del Comune, che lhangar sia uno spazio culturale per concerti e manifestazioni e il parco sia lasciato tale e diventi il collegamento con lInsugherata e le altre aree verdi».